La pace non può essere mantenuta con la forza, può essere solo raggiunta con la comprensione (Albert Einstein)
Se la pensate come me:
Avviso ai naviganti
(ovviamente il Papa non ha ANCORA davvero scomunicato questo blog)
BlogLaici
Impegnamoci
I sondaggi dicono che voi lettori:
siete pochi ma in crescita (picco di voti massimo: 52!!!), neghittosi (abbasso il cambio dell'armadio), impazienti (l'uovo subito), alternativi (nè leone nè pecora, meglio il delfino), pigri (mi cannate il pronostico del Giro d'Italia), epicurei (perchè scegliere fra dolce e salato?) ma attenti alla linea (guai a chi prende il gelato alle creme, solo frutta o ghiaccioli), impegnati (v'incazzate per la politica) e critici (il veltrusca vi irrita) ma stranamente menefreghisti per le crisi politiche estere (dite che ce bastano quelle nostrane?), nonchè risparmiatori (andar piano x risparmiar benzina), e non vi piacciono gli aspetti pecorecci e casinari delle vacanze al mare... mi compiaccio!
Sulle elezioni presidenziali negli U.S.A. hanno già detto di tutto di più (o sono l'unica ad avere un senso di nausea da indigestione?).
Intanto che preparo la prossima rassegna stampa (ossia riassunto delle notizie tragicomiche di una nazione rassegnata), mi appresto comunque a celebrare il momento epocale con una canzone, unendomi idealmente ai tanti rocker che hanno supportato il senatore dell'Illinois!
Obama, Obama, Bo Bobama Bonana, Fanna, Fo Fobama Fee, Fy, Mo Mobama Obama!!!!
Now let's do Barack! Barack, Barack, Bo Arack Bonana, Fanna, Fo Farack Fee, Fy, Mo Marack Barack!
What about Michelle? Michelle, Michelle, Bo Bichelle Bonana, Fanna, Fo Fichelle Fee, Fy, Mo Ichelle Michelle! Don't forget par condicio! MacCain, MacCain, Bo Baccain Bonana, Fanna, Fo Faccain Fee, Fy, Mo Accain MacCain!
A little trick with Palin! Palin, Palin, Bo Balin Bonana, Fanna, Fo Falin Fee, Fy, Mo Malin Palin!
Sono DAVVERO preoccupata... Ho dato una scorsa ai maggiori giornali on-line, ed ho letto cose italiche che mi fanno venire brividi di nefasto presagio lungo la schiena...
In ordine sparso:
- Colanninno ricatta i piloti Alitalia, "o firmate l'accordo o ARIA". Il ministro del (tele)trasporto Matteoli rincara: "firmate o a casa senza cassaintegrazione". Concilia o non concilia?
- Quell'anima sobria di Dell'Utri dichiara che l'antimafia costa troppo per quello che produce, e propone di affidarla ad una cordata mista di mafiosi e/o imprenditori italiani, che saprebbero sì come farla fruttare. Oculato!
- Quell'anima dotta di Dell'Utri sceglie proprio il 4 novembre per dichiarare che l'antifascismo è un concetto obsoleto. Diamo a Benito quel che è di Benito: in fondo fu proprio il duce a dare un concetto di patria all'Italia... peccato molti abbiano dimenticato che lo prescriveva assieme all'olio di ricino. Amaro!
- Quell'anima logorroica di Dell'Utri trova anche il fiato per formulare la seguente ipotesi: i tg fanno schifo perchè i giornalisti sono tristi e trasmettono notizie tristi. Servirebbe "un nuovo approccio stilistico: le notizie, certo, bisogna darle, sennò si torna al fascismo" (che non era poi così male, ricordiamolo) "ma c'è modo e modo di comunicarle. Magari con conduttori più gradevoli". Questo sì che è marketing!
- Paola-Santa-Inquisizione-Binetti dichiara (salvo poi annunciare di essere stata fraintesa... mi sembra di averla già sentita questa) che gli omosessuali sono preda di istinti incontrollabili ergo a rischio pedofilia. Strano, io sono saldamente etero ma ho l'istinto incontrollabile di prenderla a calci nel sedere tutte le volte che parla. Teodem Instinct
- La Nuova Unità decide che è ora di liberare le gambe delle donne dalla repressione e dai jeans, e si fa pubblicità con il primo piano di una gustosa minigonnina fotografata niente popodimeno che da Oliviero-Scandalo-Facile-Toscani, condita da tutta una serie di aggettivi in cui stranamente manca "gnocca". Per essere nuova e mini, l'unità ha delle idee piccoline e un po' datate. Vintage!
- Un due tre MariaStella! La riforma della scuola, che fuori da Montecitorio non vuole nessuno, va avanti a colpi di decreti legge. Un due tre MariaStella! Fermi lì, vi ho visto. Ma il gruppo dei giocatori più avanti non ci sta e decide di muoversi lo stesso, tanto non li ferma nessuno. Giochi senza barriere (di polizia)
- L'inossidabile Andreotti rischia di rimanere stecchito in diretta. Che fine gloriosa! Dopo aver fatto stare lo stivale col fiato sospeso, arriva la notizia che il senatore sta bene. Ero curiosa, già pensavo all'autopsia e ai risultati dell'esame dei files segreti che nasconde nella gobba... Sarà per la prossima!
- Chi ha paura della P2? Evidentemente non la TV, che accoglie il venereo Licio Gelli a braccia aperte, ma lui subito la umilia: "Io in TV? C'è di peggio". Beh, quando c'hai ragiò...
Grillo ha davvero smosso un polverone, in Svizzera se ne sono accorti: adesso esiste anche la versione italiana del sito ufficiale (limitata però alle sole Biowashball e Ecowashball, quest'ultima è una specie di pompon per lavare i piatti sempre in modo ecologico).
Relativamente alla Biowashball, per ordini di almeno 10 pezzi si può contattare la ditta per chiedere degli sconti. Lo abbiamo fatto coi colleghi: abbiamo contattato il sig. Christian von Känel (mailto: cvk@emker.eu) che ci ha offerto per ordini fino a 10 BIOWASHBALL -> 2 BIOWASHBALL gratis, per ordini fino a 20 BIOWASHBALL -> 5 BIOWASHBALL gratis, per ordini fino a 50 BIOWASHBALL -> 12 BIOWASHBALL gratis! Per aver diritto agli sconti, bisogna mandargli una mail con i dati dell'ordine non appena questo viene emesso. Inoltre, a seconda del valore dell'ordine ci sono anche degli omaggi (tipo io, comprandone due, ho potuto scegliere una confezione omaggio fra i vari tipi di patch antidolorifici commercializzati sempre dalla Haopi)
I costi: * una Biowashball €35 * tre Ecowashball €15 * spese di spedizione fisse €8, indipendentemente dal quantitativo ordinato
Bene, direi che ormai l'argomento Biowashball l'ho proprio sviscerato (che schifo) a puntino per cui, a meno di nuovi test dai risultati clamorosi e di interesse mondiale (!!!), me la finisco qui.
Vecchia, vecchissima lezione di lessico femminile. Gira via e-mail da un pezzo, ma la pubblico anche qui a grande richiesta (vero Andrè?): uomini, fatene buon uso! LE 9 PAROLE PIÙ USATE DALLE DONNE
1) BENE: questa è la parola che usano le donne per terminare una discussione quando hanno ragione e tu devi stare zitto.
2) 5 MINUTI: se la donna si sta vestendo significa almeno mezz'ora. 5 minuti è solo 5 minuti se ti ha appena dato 5 minuti per guardare la partita prima di aiutarla a pulire in casa.
3) NIENTE: la calma prima della tempesta. Vuol dire TUTTO... e dovresti stare all'erta. Discussioni che cominciano con NIENTE normalmente finiscono in BENE.
4) FAI PURE: è una sfida, non un permesso. Non lo fare!
5) SOSPIRONE: è come una parola, un'affermazione non verbale (per cui spesso fraintesa dagli uomini). Un sospirone significa che lei pensa che sei un idiota e si chiede perché stia perdendo il suo tempo lì davanti a te a discutere di NIENTE (torna al punto 3 per il significato della parola NIENTE).
6) OK: Questa è una delle parole più pericolose che una donna possa mai dire ad un uomo. Significa che ha bisogno di pensare a lungo prima di decidere come e quando fartela pagare.
7) GRAZIE: Una donna ti ringrazia; non fare domande o non svenire, vuole solo ringraziarti (a meno che non dica "grazie mille" che è PURO sarcasmo! In questo caso non ti sta ringraziando, quindi non rispondere "non c'è di che", perché ciò porterebbe ad un: QUELLO CHE VUOI).
8) QUELLO CHE VUOI: è il modo della donna per mandarti aff******.
9) NON TI PREOCCUPARE, FACCIO IO: un'altra affermazione pericolosa! Significa che una donna ha chiesto a un uomo di fare qualcosa svariate volte ma adesso lo sta facendo lei. Questo porterà l'uomo a chiedere: "Cosa c'è che non va?". Per la riposta della donna si faccia riferimento al punto 3.
Il Berlusca si è messo una mano sulla coscienza. Ci è voluto un po', perchè non la trovava più (la coscienza, non la mano) e alla fine si è rassegnato e ne ha comprata una nuova di zecca. Dicevo, il Berlusca, con la mano sulla coscienza, ha esaminato il suo operato in campo giuridico ed ha notato che effettivamente, tra lodi, indulti, depenalizzazioni, archiviazioni, ricusazioni, scadenza dei termini etc etc, rischiava da solo di far crollare la portata generale delle condanne inflitte in Italia.
Al che, da genio dell'improvvisazione e dell'intrattenimento qual'è, ha deciso di avallare la seguente brillante soluzione: mettiamo in galera i writers! Si, "i writers", altrimenti detti in gergo italico "i graffittari": quei ragazzi che, bomboletta o pennarello alla mano, si dilettano a scribacchiare o disegnare sui muri delle città.
Passanti del sottopasso Perilli, attenzione: se vi beccano ad immortalare la Sindaco in versione Gioconda sull'elegante nuovo sfondo color crema chantilly, rischiate fino a "due anni di carcere, una multa fino a 5mila euro e l'obbligo di ripulire a proprie spese i beni deturpati"...
Ma non ci sono cose più urgenti e crimini ben più gravi di cui occuparsi? Mah...
No, non è Sere II L'Oscura che fa capolino, è la domanda che mi frulla in testa da venerdì, quando sono andata ad assistere ad una conferenza di Maurizio Pallante, esperto di risparmio energetico, che ha evidenziato la contraddizione di fondo nella nostra società: da una parte ormai è chiaro che l'inquinamento e l'esaurimento delle risorse energetiche sono un problema improcrastinabile, dall'altra politici ed industriali continuano a parlare di sviluppo e crescita, magari unendoci l'aggettivo (eco)sostenibile. Si tratta, dice Pallante, di un ossimoro, perché la crescita "illimitata" necessaria a sostenere il sistema capitalistico è ormai INsostenibile.
Pallante preferisce quindi parlare di DECRESCITA, magari unendola all'aggettivo "felice", intendendo non una regressione/recessione alla società pre-industriale, bensì una cultura economica ("una matrice di alternative integrabili alla vita moderna", la chiama lui) in cui le risorse vengano utilizzate al meglio senza sprechi e senza una spinta consumistica, in modo che si producano meno merci e più beni.
La cosa strana è che molti arrivano a queste considerazioni partendo da un punto etico, morale. Invece lui cerca di spiegare le ragioni che rendono inevitabile e necessaria la decrescita usando studi ed argomenti economici e finanziari.
L'esempio più tipico è quello dell'industria automobilistica: le riserve petrolifere non dureranno per sempre, e tutta l'industria che ruota attorno al petrolio e alle auto è fra le principali responsabili dell'inquinamento da monossido di carbonio e polveri sottili. A ciò devono aggiungersi altre considerazioni (il traffico che rende invivibili le strade, la perdita di energia durante le fasi di lavorazione del greggio e della combustione nei motori, per cui in totale si calcola che vadano persi i 2/3 dell'energia, eccetera). Una volta avuto il quadro completo, diventa chiaro che l'automobile (così come progettata ed utilizzata nelle nostre società) è ormai controproducente. Tuttavia, le industrie ed i Governi stessi (primi fra tutti noi, visto che l'Italia ha aumentato le emissioni nocive invece di ridurle ed ora il nostro lungimirante Governo sta anzi cercando di bloccare i nuovi piani europei in difesa dell'ambiente) continuano a sostenere e spingere il mercato automobilistico.
Pallante spiega che l'auto dovrebbe essere usata in modo più razionale, privilegiando le energie alternative, i trasporti pubblici, ma soprattutto evitando il più possibile di creare la necessità dell'auto: invece di aumentare e diversificare l'offerta, bisogna diminuire la domanda. Ad esempio, facendo car-sharing, comprando prodotti locali, e privilegiando filiere corte non solo per gli approvvigionamenti ma per tutte gli aspetti della vita (io, da brava pendolare, ho subito pensato a quanto sarei più felice se potessi andare al lavoro in bici invece di farmi 80 km al giorno, inquinamento ed ingorghi a parte).
Ma veniamo alla domanda filosofica del titolo: Pallante faceva notare che l'aumento del reddito nelle popolazioni occidentali sembra essere inversamente proporzionale alla loro percezione del benessere ed alla loro soddisfazione. Il paradosso si spiega ridefinendo il concetto di merce e di bene. Le nostre società puntano solo ad aumentare il PIL, che però è un parametro limitato, in quanto tiene conto solo della crescita dei consumi delle merci, non di altri fattori ugualmente o maggiormente importanti per il benessere delle popolazioni. Ad esempio, Pallante spiegava che un terremoto o una guerra sono classificati positivamente dal PIL, perché portano a maggiori consumi e quindi stimolano le industrie ed il commercio. Lo sfollato la vede in modo un tantino diverso!
Invece delle merci, le persone hanno bisogno di beni, ossia tutto ciò che contribuisce al reale e duraturo benessere personale e collettivo, e che, a differenze delle merci, non va sprecato. Come attuare la decrescita felice? Cambiando stile di vita (diventando il più possibile autonomi e ricominciando ad autoprodursi i beni e scambiarli in modo gratuito e reciproco), sostenuti ed incentivati da azioni governative coordinate a livello mondiale, e da un uso mirato della tecnologia (per eliminare gli sprechi e massimizzare le rese).
E qui iniziano i dubbi. Perché io abito in un condominio e con lo stipendiuccio da metalmeccanica devo pure pagare il mutuo (a tasso variabile!!!) e non mi posso permettere di sbudellare l'appartamento per renderlo eco-funzionale. Ed è anche vero che se mi autoproduco la verdura e magari la scambio col vicino che produce la marmellata io sono più felice perché so cosa mangio e non inquino (oltre a riallacciare rapporti interpersonali che aumentano la mia "umanità" ed il mio benessere). Però uscendo di casa alle 8 e tornando alle 20, mi resterebbe poco tempo (e pochissima voglia) di fare anche la contadinella. Dovrei farlo il sabato e/o la domenica, ma poi quando avrei il tempo per fare altro? Forse non sarei poi così felice... Molto etica ed economica, ma mica tanto felice...
In attesa degli incentivi statali (campa cavallo... ) la soluzione, per chi non ha la fortuna di avere una fattoria autosufficiente e congrue risorse economiche, è riunirsi in gruppi come i GA(A)S, ossia i Gruppi di Acquisto (e Autoproduzione) Solidali, e riallacciare legami interpersonali che ci facciano riscoprire il senso di comunità e ci ricordino che quando prepariamo una torta per i nostri amici siamo molto più felici di quando lavoriamo 9 ore in fabbrica per poterci comprare il cellulare nuovo...
Ultime notizie: Berlusconi smentisce di aver mai dichiarato di chiamarsi Berlusconi!
"E' tutta una montatura della stampa italiana, che persevera nella diabolica pratica stalinista di attribuirmi parole mai uscite dalla mia bocca, lo giuro sui vostri figli!" ha tuonato il Presidente del Consiglio dalla Cina, dov'è attualmente ospite come relatore in una conferenza governativa su "Democrazia e Comunicazione".
Immediata la reazione di Napolitano, che invita la stampa a moderare i termini, mentre la maggioranza presenta un decreto legge per l'abolizione della libertà di stampa, dichiarata incostituzionale!
Sono arrivate le palline delle mie brame: due Biowashball verde ramarro, sonanti come maracas, efficienti come ufficiali svizzeri (e non a caso...).
Arrivate esattamente (svizzere, dicevo...) una settimana dopo l'ordine on-line, sono state sottoposte fin'ora a tre diversi test casalinghi. Prima di tutto, però, vorrei premettere che non sono sponsorizzata dalla ditta che le produce né da chi commercializza invece detergenti tradizionali, non piglio una lira (pardon, un neuro) e non garantisco uguali risultati: queste sono mie personalissime valutazioni.
Ma cominciamo, che mi sento tanto Paco Lanciano! (PS: per calarvi nell'atmosfera, potete cliccare il video sottostante...)
Test n.1: Once Were White...
Ho ammucchiato parecchi capi (ex-)bianchi, di cui alcuni abbastanza sporchi. Accappatoi, asciugamani, tappeto del bagno, (ex-)biancheria, calzini di spugna ecc... Roba che di solito lavo a 60° (se non a 90°) con dosi generose di detersivo rafforzate da candeggina (et abbondante ammorbidente, sennò la mattina mi scartavetro la faccia con l'asciugamano). Stavolta ho impostato il lavaggio a 40° con una sola Biowashball.
Risultato: i capi sembrano abbastanza puliti (anche il tappeto del bagno che era fetidino dopo una settimana di calpestamenti), e sono morbidi (ovvio che il vecchio asciugamano "cartonato" non diventa magicamente soffice, ma almeno non si trasforma in una grattugia) e privi di odori. Dico abbastanza puliti perché alcune macchie non sono andate via del tutto, resta un po' di alone. Soluzione (suggerita anche dalla casa produttrice): pretrattare le macchie più difficili con sapone di marsiglia e/o lasciare il capo in ammollo con la Biowashball per un ora, oppure aggiungere 1/5 della dose normale di detersivo usata abitualmente.
Giudizio: da ripetere con pre-trattamento e due Biowasballs Test n.2: Arlecchino
Ho fatto una bracciata di tutto ciò che non era bianco, mischiando una cacofonia di colori e tipologie di tessuti da fare inorridire qualsiasi lavandaia sana di mente. Niente di particolarmente sporco, solo da "rinfrescare" ma c'ho perfidamente ficcato anche la mia "divisa" del tennis ed i temibilissimi calzini del marito (roba che solitamente neutralizzo accuratamente per evitare che solerti ispettori di passaggio la scoprano seguendo la scia olfattiva, me la cataloghino come arma di distruzione di massa e vengano a bombardarmi il sottoscala). Ho pretrattato col sapone marsiglia alcune piccole macchie (tipo gli aloni del deodorante sulle maglie scure), e lavato il tutto con una sola Biowashball a 30° e senza ammorbidente.
Risultato: tutto pulito e morbido, e sconvolgentemente privo di qualsivoglia odore!!! Occhio però che la Biowashball non impedisce alla vostra impestatissima maglia rossa di stingere come ha sempre fatto negli ultimi due anni: io ho usato l'acchiappacolore...
Giudizio: me piace!!!
Test n.3: Sere, mo datte 'na calmata...
Avendo momentaneamente esaurito tutto il lavabile nella apposita cesta dei panni, oggi mi aggiravo irrequieta per la casa fin quando i miei avidi occhi da lavanderina mannara hanno messo a fuoco quel viluppo inestricabile che, in una casa gestita da una massaia come si deve, sarebbe stato ricomposto in un giaciglio perbene... Due secondi dopo, le lenzuola giallo canarino erano in lavatrice con una Biowashball a 40°.
Risultato: pulite, morbide, inodori.
Giudizio: la prossima volta scendo a 30°
Insomma, sembra che le pallotte funzionino bene. Ho altri test in programma (dalle tovaglie tempestate di skizzi und grassi ai delicatissimi maglioncini di lana), per cui appena possibile pubblicherò un secondo post.
Dopodiché, se qualcuno volesse provare le Biowashballs di persona, potrei anche prestarle, ma occhio che le ho battezzate: si chiamano Pietro-torna-sempre-indietro ed Emanuele-è-molto-fedele...
E' successo ad una nota compagnia telefonica: CLIENTE: "Scusi dovrei mandarvi una lettera, mi dice l'indirizzo"? OPERATORE CALL CENTER: "Tiscali Italia SPA, Strada Statale 195, Chilometro 2300, Località Sailletta, Cagliari..." CLIENTE: "Scusi, come si scrive 'Sailletta'"? OPERATORE CALL CENTER: " Le faccio lo spelling..."
Sempre nella scia dell’autoreferenziale che diventa la base per considerazioni di interesse generale (si spera), prendo spunto dalla supermega et ingiustificatissima ciga che mi sono presa oggi in ufficio dal numero 2 dell’azienda, che mi ha anche dato della testa di cavolo (bah, ci sono insulti molto più efficaci, questo sembra quello di un bambino di 5° elementare...) per parlare di un altro libro, che consiglio vivamente a tutti coloro che si trovino in contatto con una persona catalogabile come “stronza”.
Praticamente, lo consiglio a tutti!
Si tratta del “Metodo Antistronzi” di Robert I. Sutton. Scritto in modo estremamente piacevole e scorrevole, nonostante la mole di dati, nomi, esempi e informazioni usate per avvalorare la tesi dell’autore, è un manualetto che insegna come riconoscere gli stronzi (compreso quello che si cela in ognuno di noi), dimostra quanto codeste persone siano nocive in termini di redditività aziendale, e propone alcune semplici tattiche per disfarsene (se possibile) o difendersene.
Il fulcro della teoria di Sutton, sviluppatosi dalle sue esperienze pratiche ed elaborato a partire dal 2004, quando venne incluso fra le “20 idee rivoluzionarie per l’economia del futuro” individuate dalla Harvard Business Review, è che la presenza di uno stronzo nell’ambito lavorativo va vista come un male non necessario ed evitabile, sovvertendo il cliché per cui un capo (o un collega) deve essere stronzo per ottenere il massimo dai suoi subordinati (o colleghi).
Innanzitutto si definisce il concetto di stronzo: in ogni ufficio (come in ogni gruppo) c’è sempre qualcuno che non ci sta simpatico o ci mette a disagio se non proprio in grosse difficoltà, ma bisogna distinguere tra semplici antipatie personali, o comportamenti sgradevoli dovuti magari ad un periodo particolarmente stressante (nel caso dei cosiddetti “stronzi temporanei”). Tutti possono comportarsi male se hanno avuto una giornataccia, ma i veri “stronzi patentati” si riconoscono in quanto “personalità distruttive, autentici oppressori per vocazione e professione che feriscono il prossimo e danneggiano la produttività aziendale” e che “regolarmente si comporta(no) male a prescindere dal tempo e dal luogo”.
Il problema è che la stragrande maggioranza delle aziende li ignora, li tollera o addirittura li incoraggia, convinti che la prepotenza sia sintomo di leadership (un po’ tipo il maschio alfa nel branco). Invece Sutton dimostra che gli stronzi sono assolutamente dannosi per le aziende, soprattutto quando si trovano in posizioni di potere: aumento del numero di persone che lascia il lavoro e parallelo calo dell’attaccamento all’azienda da parte delle vittime che decidono di restare; perdita di efficienza e distrazione dei lavoratori dai veri obiettivi, perchè tutte le loro energie sono dedicate all’autodifesa invece che alla collaborazione; diminuzione della capacità di iniziativa a causa della paura; assenteismo e, nei casi più estremi, costi diretti per corsi, cause, consulenti... Particolarmente toccante mi è sembrata questa descrizione: “l’impatto (dello stronzo) sull’organizzazione nel suo complesso, o sulla sua capacità di rispondere ai bisogni interni ed esterni” era “pesante. Le comunicazioni si riducevano ad e-mail scritte per pararsi il culo, lunghi e dettagliati promemoria e riunioni piene di testimoni (…) accordi sottobanco tra quei pochi che si fidavano l’uno dell’altro...” Mah, ho come un dejà-vù...
Sutton arriva addirittura a calcolare il costo degli stronzi (chissà se potessimo inserirlo nel cruscotto...) e suggerisce alle ditte di disfarsene o metterli in condizione di non nuocere perché, anche nei casi in cui si tratta di persone intelligentissime ed efficienti, costano comunque più di quanto non fruttino. Ecco una frase che vorrei affiggere su tutti i muri: “i top manager non sono superstar o esseri superiori” e ridurre la differenza fra i loro super-salari e quelli dei comuni dipendenti porterebbe tutta una serie di ripercussioni positive in efficienza e qualità, oltre che nell’attaccamento dei dipendenti all’azienda, perché “quando le differenze tra le persone (…) ai vari livelli della scala gerarchica vengono sottolineate ciascuno tira fuori il peggio di sé (…), si trasformano in bastardi spietati che non guardano in faccia a nessuno pur di salire qualche gradino nella gerarchia e buttar giù un rivale”.
L’autore propone alcuni test di valutazione, ed una lista (la sporca dozzina) di azioni/comportamenti abietti che solitamente caratterizzano il comportamento dello stronzo patentato.
Ho fatto il test e con orrore, ma anche una punta di perversa soddisfazione, mi sono accorta che ultimamente, solo ed esclusivamente nei confronti del mio collega stronzetto, mi sto comportando male, maluccio, malino (un po’ passivo-aggressiva, emano ostilità latente, che si manifesta nel fatto che tendo a non parlarci, non guardarlo, evitarlo più che posso). La vendetta è dolce perché lo ripago sul suo stesso terreno, ma anche un po’ inquietante... Prima però che mi mettessi a gridare “OHMMMIODDDIO, sono diventata un mostro” e battermi il petto, è arrivato Sutton in mia difesa, in quanto lui prevede che ”l’esposizione prolungata alle prepotenze tende a trasformare le vittime in stronzi” perché “la stronzaggine è una vera e propria malattia contagiosa”. Ohmmmioddddio, sono stata contagiata!!!
Ma in fondo, come dice l’autore, a tutti capita di fare gli stronzi almeno una volta nella vita, l’importante è riconoscerlo e controllarlo: “ammettere che sei uno stronzo è il primo passo”. Inoltre, prosegue Sutton, “il miglior indicatore del carattere di ognuno è la differenza tra il modo in cui tratta i potenti e il modo in cui tratta le persone qualunque”: se il vero stronzo è colui che attacca solo i soggetti più deboli allora evviva, ho già risposto per le rime a tanti di quei dirigenti che praticamente ho un piede nella fossa, ma la mia anima è salva!!!
Fondamentale comunque ripassarsi di tanto in tanto il capitolo 4, “Come tenere a bada il proprio stronzo interno”, ed il 5, “Nel regno degli stronzi: piccoli consigli per sopravvivere” (il titolo aggiunge: “in ufficio”, ma credo che la regola possa valere per tutti i campi della vita, perché di stronzi è pieno il mondo!)
A testimonianza di come l’argomento sia preso seriamente negli USA, hanno perfino inventato lo stronzomentro (jerk-o-meter), un aggeggillo che si può attaccare al telefono per valutare vari elementi (stress, empatia e “fattore complessivo di stronzaggine”). Purtroppo, non è in vendita...
Giornate di scazzo cosmico, imperioso, inspiegabile... Oddio, in realtà sotto sotto potrei anche sapere a cosa è dovuto, ma non lo voglio ammettere, e quindi lo ammanto di mistero e arcano... Sono bravissima a spargere cortine fumogene, forse è per questo che già da piccola tutti a casa mi chiamavano "seppia"!
Mah, vabbè, queste sono considerazioni vanamente autoreferenziali, che vorrei lasciare da parte, in onore di Andrea... anzi, ho un'idea per salvare capra&cavoli: le prendo come punto di partenza da ampliare in senso generico ed anche un po' letterario. In pratica, voglio parlare di un libro. Premetto che sono una lettrice accanita, da sempre. Già da piccolissima ero affascinata dalle storie, e guai se il narratore di turno non si ricordava più i dettagli di quelle che inventava per saziare questa mia brama di racconti: ancora ho vivo il ricordo di una enorme delusione la volta che, a qualche giorno di distanza, chiesi a mia madre di narrarmi nuovamente la storia del martin pescatore che si ruppe il becco contro una pietra, e lei confessò di non ricordarsela più perché se l’era inventata al momento... probabilmente una delle prime frustrazioni insanabili della mia vita... che marmocchia rompiballe sono stata... (quasi quanto l'adulta di adesso...)
Comunque, dicevo che sono una lettrice onnivora e ingorda, leggo di tutto, dai saggi ai romanzetti (quando proprio sono in astinenza mi studio anche le etichette dei detersivi o dei cosmetici). Unico genere che proprio non reggo: le collane "rosa" tipo Harmony & Co., tutte 'ste storie d'amore trite e ritrite con, indipendentemente dalle coordinate spazio-tempo-culturali, una donna che è sempre bellissima e tormentatissima, un'omo-orso che è sempre macho fuori e tenerissimo dentro (una specie di immensa torta rustica ripiena alla melassa), e l'amore in trionfo che alla fine prevale su tutti i problemi e dissolve ogni incomprensione... Ma andate a cagare, va!!! Tolto questo genere, la mia biblioteca comprende un po' di tutto, e a tutto mi accosto senza grossi pre-giudizi, nel senso che i libri mi piace dapprima divorarli voracemente e barbaramente (senza sapere nulla - o il meno possibile – su trama e autore), e gustarmeli con calma dopo, una volta esaurita l'urgenza del finale, approfondendo anche il contesto.
Tutto 'sto popò d'introduzione per parlare dell'ultimo romanzo che ho letto, ovvero Collodoro, di Salvatore Niffoi.
Ambientato nell’entroterra sardo in un periodo imprecisato che per me potrebbe benissimo essere collocato fra il dopoguerra e l'altroieri, è la vicenda corale di un villaggio e dei suoi abitanti, alle prese con il progetto di una discarica da collocare fra le loro montagne. Fra tutte, in primo piano c’è la storia di Antoni Sarmentu, che, colpito dal fulmine, acquisisce il talento singolare di poter vedere nel cuore degli uomini.
A mio personalissimo (e quindi insindacabile) giudizio, mi è piaciuto ma si tratta di una storia che mi sarebbe piaciuta moltissimo... narrata in modo diverso! Adesso non vorrei ferire l'orgoglio degli internauti sardi che dovessero imbattersi in questo post, ergo prima di proseguire ribadisco che non sono un critico letterario: espongo solo mie impressioni basate su una lettura istintiva e naif, con l'unica linea guida del mio gusto personale.
Detto questo, ho trovato eccessivo il continuo ricorso all'idioma sardo (tratteggiare la realtà locale anche dal punto di vista sonoro va benissimo, ma il piccolo glossario finale contiene a malapena metà di quello che sarebbe necessario per uno del "continente") e le descrizioni troppo cariche di aggettivi, onomatopee, metafore e lirismi, che rendono la lettura un po’ faticosa. Inoltre, un po' pesante mi è sembrato anche il continuo interscambio fra personaggi "terreni" ed elementi mitici e magici, non tanto nella figura della Madonna di Gonare (che fonde archetipi pagani e cristiani in una simbiosi sempre mutevole ma coerente) o in alcuni episodi densi di echi arcani (tipo quello del ritrovamento delle statuette pagane), quanto nelle innumerevoli apparizioni, epifanie, voci incorporee, miracoli... Ad un certo punto ci si ritrova in mezzo a divinità antiche, statue, giganteschi arcieri di bronzo multiarti, fantasmi, zombi, eccccccheè? Vabbè che le culture popolari, pastorali e contadine, mantengono vive le tradizioni antiche con i loro miti e le loro magie, e capisco che l'autore probabilmente vuole simboleggiare il fatto che in quel momento tutta la Sardegna passata presente e futura si stringe attorno alla popolazione, ma così sembra piuttosto che i popolani di Oropische soffrano di allucinazioni collettive!
Questo alla prima lettura. Alla seconda sono rimasta più o meno della stessa opinione, ma ho potuto apprezzare di più le note biografiche disseminate nella storia e la bravura nell'intersecare le diverse vicende umane portandole infine a comporsi in un unico grande ritratto. Tutto sommato, un libro che mi ha incuriosito, credo che mi toccherà leggermi un altro romanzo di Niffoi...
Qui si può leggere una recensione diametralmente opposta alla mia, che esalta soprattutto quello che a me invece non è piaciuto. Il bello dei libri è questo: chi li scrive non sa mai cosa ci vedrà poi il lettore! Ajò!
Intanto che aspetto di mettere le mani sulla pallotta verde, per accurati e prolungati test scientifici, pensavo alle tante notizie di questi giorni, che ci fanno capire quanto la tecnologia può fare per semplificarci la vita: lavatrici che lavano senz'acqua, palline che rimpiazzano i detersivi, asfalto applicabile anche sul cranio, eccetera eccetera...
Però non sempre la tecnologia ci è amica... Soprattutto in ufficio, dove è sempre pronta a piantarti in asso nel momento del bisogno!
Quand'è che le stampanti vanno in sciopero? Il giorno prima della chiusura del trimestre, ovvio!!!
Quand'è che il telefono inizia a crepitare come se fosse posseduto da una scodella di pop-corn? Quando ti chiama (incazzatissimo) il più importante cliente straniero, di cui, quando è tranquillo, si capisce a malapena una parola su 25!!!
Quand'è che il tuo pc decide che è venuto il momento di lasciare questo mondo crudele? Mentre tu stai ultimando una ricerca impestatissima che il tuo capo esige entro i successivi 2 nanosecondi!!! (In questi casi, si possono assistere a reazioni disparate e... disperate)
Quand'è che il telecomando dell'apparato di videoconferenza non funziona? Nel momento in cui hai bisogno di entrambe le mani libere e... un po' d privacy!!!
Fortuna che io mi limito ad usare il telefono... Ma lo uso talmente tanto che ormai ho un'apposita cunetta nel deltoide sinistro, ove incastrarlo agevolmente mentre digito sulla tastiera come una forsennata. Invidio ferocemente i colleghi dotati di cuffiette... anche perché talvolta mi sorge il vago sospetto che, dietro quella loro aura di dedita efficienza, si nasconda dell'altro...
No, non è che mi voglia suicidare col brillantante... E che, dopo la notizia della pallina ecologica per lavatrici, arriva anche la ricetta per farsi in casa il detersivo per piatti e lavastoviglie! Ecologico, economico, efficace, echecavolo volete di più? Adesso ci mettiamo a farlo tutti insieme e guai a chi compra più detersivi chimici, d'accordoooo?
(oddio, mi sento un po' Vanna Marchi, sarà il caso che ridimensiono il mio entusiasmo...)
Segnalata sempre dall'onnisciente Grillo durante lo spettacolo in Ancona, eccovi la videoricetta. Guardatela, ne vale la pena, non fosse altro per la canzone (è tanto tenerrrrella)!
Inutile dire che adesso mi fiondo a comprare i limoni, sale ed aceto, e stasera si intruglia!!!
Ieri sera sono stata a Fabriano per la prima del nuovo tour di Beppe Grillo: mordace e divertente come sempre, forse ancora poco "rodato" rispetto a quanto mi ricordavo dai tour precedenti, ma essendo la prima data ci può stare. Non mi metterò a raccontare tutto quello che ha detto (se siete interessati andatelo a vedere, oppure leggete il suo blog, dove potete trovare molti dei suoi cavalli di battaglia), ma volevo soffermarmi su un simpatico aggeggillo che l'infaticabile genovese ha mostrato durante lo spettacolo: si tratta della Biowashball, una palletta verde in plastica atossica, contenente sfere di ceramica naturale, che può essere usata in lavatrice in sostituzione dei normali detersivi.
Due i vantaggi, uno privato ed uno mondiale. La pallotta dura fino a tre anni ed è efficace anche a basse temperature: in tal modo, la massaia lavanderina risparmierebbe sia sul costo dei detergenti sia sul consumo dell'elettricità (maggiore per lavaggi ad alte temperature). Ma soprattutto, usare questa pallotta al posto dei detersivi farebbe molto felice Madre Natura! Niente più fiumi e falde acquifere inquinati, niente più animali malati o mutageni...
Inoltre, l'assoluta assenza di sostanze chimiche recherebbe sollievo a tutti coloro che soffrono di allergie (vero Mancio?), e limiterebbe lo stress a cui sono sottoposte le fibre dei nostri indumenti drante i lavaggi (con buona pace della nonnina saccente della pubblicità, addio prova candeggio!)
Lo show del comico genovese prevedeva anche una dimostrazione pratica ma la lavatrice, per somma ironia, ha fatto le bizze proprio nella patria dei Merloni ed il lavaggio non si è avviato.
Allora oggi mi sono armata di mouse e sono andata ad indagare sulla rete. Il sito ufficiale è biowashball.eu: visto che fra le varie lingue non è contemplato l'italiano (ma pork...) in calce al post vi lascio una traduzione sommaria e quasi integrale, che confermerebbe quanto detto dal nostro Grillo Parlante.
Da brava scettica, ho cercato anche altre informazioni ed ho trovato questo filmato che decanta le proprietà della mitica pallina:
Ci sono anche altre marche, ma in quest'altro filmato una persona di buona volonta, cartina tornasole alla mano, ci mette in guardia contro le finte pallotte! Mi raccomando, non fatevi infinocchiare!
A questo punto, voglio sperimentare anch'io!!! Come avere la pallina delle mie brame? Si può accattare on line, e visto che le spese di spedizione sono fisse conviene mettersi d'accordo e fare un ordine unico. Se siete interessati, fatemi sapere: PALLETTE PER TUTTI!
Presentazione: Biowahsball è composta unicamente da ceramiche naturali contenute in una sfera di plastica atossica. Paragonata ad un normale ciclo di lavaggio, B. riduce i rischi di reazioni allergiche collegate all'uso di sostanze detergenti, elimina i germi, contribuisce al benessere, fa risparmiare e protegge la natura. - Benessere: nessun effetto collaterale dovuto a residui di detergenti sui tessuti. - Antibatterico: elimina germi patogeni. - Conveniente: elimina detergenti (un risparmio di circa 1000 € calcolato su un periodo di 3 anni), e riduce le spese di elettricità (permette di lavare tutti i vostri tessuti, anche i bianchi, ad un massimo di 50°C).. - Ecologico: (non contiene fosfati) protegge l'acqua e le falde acquifere.
B., nel rispetto dell'ecologica, rimpiazza la palma da sapone usata in India (i frutti della *Sapindus Mukorossis*) il cui uso intensivo ha causato un massiccio deforestamento di India e Nepal.
Modo d'uso: come funziona la Biowashball. Usare B. può eliminare l'uso dei detergenti. Quindi si possono evitare i rischi di reazioni allergiche dovute ai residui di detergenti su stoffe e vestiti. Protegge i tessuti da scolorimento e ossidazione, causati dalla clorina diluita nell'acqua. I tessuti restano elastici. Sono i potenti raggi infrarossi emessi dalla B. che disgregano le molecole d'idrogeno dell'acqua per aumentare il movimento molecolare. Questo dà all'acqua un'alta capacità di penetrazione e migliora le sue proprietà detergenti. La B. emette ioni negativi che indeboliscono l'aderenza dello sporco ai tessuti, rendendone facile la rimozione senza ricorrere ai detersivi. La B. ha un pH di circa 10 che è equivalente a quello di un normale detersivo chimico. Questo permette un efficace trattamento di macchie grasse, organiche o chimiche. La B. elimina i composti cloridrici nell'acqua e diminuisce la sua pressione superficiale, aumentando così il suo potere pulente. In ultimo, la B. eliminate i germi patogeni nell'acqua della vs lavatrice, dandovi tessuti puliti e salubri. Biowashball ha un effetto antibatterico ed elimina i cattivi odori.
Durata: può essere usata per 3 anni su una media di un lavaggio con 4kg di carico al giorno. Per carichi di oltre 4 kg, usate 2 B. Per proteggerne l'efficacia, basta posizionare la B. al sole per un'ora al mese, per rigenerarne le microsfere di ceramica.
Suggerimenti: la B. può anche essere posta nel frigorifero, aiuterà a mantenere freschi frutta, verdura, carne e pesce.
C'è molto dibattito nella blogsfera locale sul tema scottante dell'età e dell'invecchiamento (con riflessioni infuocate sulla demenza, nemmeno tanto senile). Sinceramente e personalmente, spero di battere il record di mia nonna R., temibile vegliarda che morì alla veneranda età di 96 anni (con una salute di ferro fino ai 94!).
Comunque, intanto che medito se sia più triste una vecchiaia di inoperoso declino o una giovinezza di spietato solipsismo, per svagarmi ho seguito una curiosità (e debolezza) di cui un po' mi vergogno, e mi sono calcolata il Tema Natale (o Carta Natale che dir si voglia, non è la raccolta di pensierini della 5 elementare sulla festività cristiana)!!!!
Un doveroso attimo di raccoglimento, pentimento e vergogna...
Fatto! Dicevo, ho letto bene bene tutta la suddetta Carta e, tra le qualità ed i difetti che mi si attribuiscono, ce ne sono alcuni molto veri, altri che mi hanno fatto sbudellare dalle risate!!!
Se avete tempo da perdere, pazienza da vendere e volete smuficchiare nel mio presente-passato-futuro, saltate a piè pari tutta la prima parte con le coordinate astrali e leggete le pagine seguenti, ma.. attenti a voi, sono una potenziale estremista politica, ahahahah...
Autunno. Già lo sentimmo venire nel vento d’agosto, nelle piogge di settembre torrenziali e piangenti e un brivido percorse la terra che ora, nuda e triste, accoglie un sole smarrito. Ora che passa e declina, in quest’autunno che incede con lentezza indicibile, il miglior tempo della nostra vita e lungamente ci dice addio. (Vincenzo Cardarelli)
Eccolo, è arrivato, il blues autunnale, quella specie di tristezza lieve che, anche senza arrivare all'infelicità cosmica del Cardarelli (ma non era di Leopardi? Mah, sarà plagio poetico...), ci coglie quando ci accorgiamo che ormai l’estate è finita, e che ci stiamo avviando verso l’inverno. Malinconia lieve, perché sappiamo che il tempo è ciclico (effetto serra permettendo) e l’estate tornerà, ma ancora non siamo pronti a rinunciare alla spensieratezza dei lunghi giorni caldi, dei tramonti infiniti e delle serate all’aperto tra grilli e lucciole (beh, più zanzare che lucciole, ad essere sinceri...). Troppo bruscamente è finita l'estate, e la nostalgia per quanto appena sfuggito impedisce di pregustare già i magici colori dell’autunno e delle gloriose e gelide mattinate invernali, quando tutto è così limpido e tagliente che sembra di vivere in un mondo di vetro... Chissà perché la fine della stagione calda mette così tanta malinconia a tutti? E’ solo una questione meteopatica, legata alla minor irradiazione solare, come ben sanno i popoli nordici (che ora però possono alleviare la lunga notte artica grazie alle lampade che imitano la luce della nostra stella)? O forse deriva dalle nostre memorie ataviche di contadini e cacciatori, quando il funesto inverno portava solo freddo e fame? Per noi occidentali potrebbe giocarvi un ruolo importante anche il condizionamento sociale che, fin da bambini, fa dell’estate l’apoteosi della libertà mentre l’inverno trascorre in lunghi giorni noiosi sui banchi di scuola prima, al lavoro poi... Non so, sarà un po' di tutto, so solo che in questi giorni vorrei andare a sedere sulla spiaggia, con una bella felpa calda, a guardare il mare e rimuginare malumore. Conoscendomi, sono sicura che reggerei al massimo due minuti prima di averne abbastanza, ma sarebbero due minuti intensi!
Per me c’è anche il fatto che oggi, ultimo giorno d'estate prima dell'equinozio d'autunno, è il giorno che per caso venni al mondo (ma non a caso alle 13.30, la leggenda narra che io non piansi, bensì urlai "mamma butta la pastaaaa!!!") e quest’anno giro la boa dei 35, sono nel mezzo del cammin di nostra vita, e più che mai mi sento smarrita in una selva oscura se provo ad azzardare bilanci... per cui mi rifiuto di pensarci, ma sotto sotto lo sento, quel rosichìo che mi lavora dentro come un tarlo, soprattutto quando c’è silenzio... fortunatamente ce n’è sempre poco, perché io non mi azzitto praticamente mai, come sanno per loro sfortuna quelli che mi vivono accanto... E sanno anche che i miei silenzi sono innaturali e pericolosi, la quiete prima della tempesta, per cui mi lasciano parlare quanto voglio!
Poi però ci sono giornate come queste, in cui, lungo una strada magicamente deserta incoccio la canzone giusta alla radio proprio mentre fuori un singolo raggio di sole taglia per un istante le nuvole compatte ed illumina le colline dal profilo dolce... In fondo chisssssenefrega se i conti non tornano? Posso barare... Non è mica falso in bilancio, al massimo un illecito affettivo! Stasera spegnerò le candeline, mangerò la torta ripromettendomi per l'ennesima volta di iniziare la dieta lunedì e mi tingerò i capelli di rosso: evviva, è arrivato l'autunno!!!
Sono più miti le mattine e più scure diventano le noci e le bacche hanno un viso più rotondo, la rosa non è più nella città. L’acero indossa una sciarpa più gaia, e la campagna una gonna scarlatta. Ed anch’io, per non essere antiquata, mi metterò un gioiello. (Emily Dickinson)
PS: * le citazioni delle poesie sono tratte da Lapoesiaelospirito * la prima foto è tratta dall'abum flickr di Moonchild1111 * la seconda foto è tratta da Wikipedia
Stiamo per arrivare al cinquemillesimo visitatore, emozione emozione (sì, lo so che in confronto agli altri è risibile, ma chemmefrega...)!!! Intanto che penso a come degnamente festeggiare cotale record, vorrei condividere con voi lettori raminghi codesta perla di "commercialese" puro. Fate un bel respiro! Pronti? Via!
Si comunica che, per esigenze societarie non più procrastinabili, in data odierna viene definita una struttura organizzativa ad hoc denominata Business Intelligence Project. (urca, che è, il fratello minore della CIA???)
Obiettivo (audite audite): strutturazione di un cruscotto (eh? cruscotto? e perchè non ponte di comando, già che ci siamo???) di gestione dei dati aziendali (business intelligence) finalizzato alla tempestiva acquisizione, trattazione ed aggregazione delle informazioni da tutte le fonti aziendali circa, (...informazioni circa virgola??? ma come scrivi???) costi generali, costi del personale ivi compresi i Key Perfomances Indicators per gli MBO (ah beh, ora è più chiaro...), costi dei collaboratori e consulenti, tipologia, segmentazione degli stessi (oddio, la segmentazione dei costi o dei collaboratori-consulenti? Vabbè che volete snellire la struttura = ridurre il personale, ma così è un po' truce...) per prodotto, area, e quanto altro gestionalmente utile alla definizione di una coerente strategia di Marketing e Commerciale della Società nonché ad un più funzionale, flessibile ed organico criterio di reporting anche per le diverse aree aziendali. Inoltre avrà la responsabilità di produrre strumenti di "costs control" (dirlo in italiano fa brutto?) su tutte le aree aziendali tesi ad evidenziare aree di ottimizzazione e razionalizzazione per un relativo e conseguente contenimento degli stessi!
Eh si, è sempre lui, non si smentisce mai... Il vicesceriffo di Treviso è di nuovo tornato alla ribalta, e di nuovo con la pacatezza, l'apertura mentale e la generosità che lo contraddistinguono!
Ne avevo già parlato qui e qui, ma non c'è due senza tre, per cui ecco i dettagli della nuova bordata anti-musulmana: un gruppo di giovani credenti trova un locale dove stabilire la propria sede ed incontrarsi. Un po' quello che fanno tutte le nostrane associazioni cristiane tipo l'Azione Cattolica, insomma. Peccato che siano ragazzi di fede islamica, ergo terroristi. Guai a loro se provano a radunarsi perchè verranno sgomberati con la forza. Parola di Gentilini, che come al solito fra la via del dialogo e quella dello scontro sceglie a capofitto la seconda.
Cito testualmente alcune parole del caro Genty perchè meritano: "Sono estremisti puri e semplici. Questo estremismo l'ho trovato solo in coloro che hanno distrutto le Torri Gemelle". Infatti le Torri Gemelle le hanno buttate giù con la preghiera... e ancora: "Io ho detto che le preghiere sono un fatto interiore e non occorre andare a ostentarle o mettersi in ginocchio sui tappeti." Ah beh, allora nemmeno in Chiesa, se è per questo, no? Dai su, allora per coerenza vietiamo anche Chiese, Sinagoghe, templi Hindu o Buddisti e quant'altro!
L'intervista completa si può leggere qui: un'esperienza che consiglio vivamente a tutti quelli che vogliano imparare l'arte dell'intolleranza programmatica e non suffragata da prove. Senza peccare di ingenuità e buonismo come certa parte della sinistra italiana, bisogna riconoscere che l'integrazione pone sfide e problemi difficili da risolvere, ed è purtroppo vero che esiste un rischio terrorismo legato ad alcuni gruppi musulmani, ma in uno stato civile ci vogliono riscontri inconfutabili prima di accusare e condannare chicchessia. Gentilini non solo non cita un solo argomento probante a sostegno della sua azione persecutoria nei confronti dei musulmani, ma anzi distorce e sfrutta i regolamenti per una sua crociata personale.
Così, in un'italietta da medioevo, in cui il razzismo e la xenofobia stanno diventando istituzionali senza nessuna seria volontà/capacità politica volta ad affrontare seriamente i problemi ed i contrasti dell'immigrazione e dell'integrazione, anche pregare o semplicemente incontrarsi è diventato un crimine.
E la cosa più grave è che molti trevigiani (molti italiani, anzi e purtroppo) approvano Gentilini e le sue posizioni! Alcuni lo fanno esplicitamente: scritte ingiuriose contro Allah e Maometto sono state vergate sulle serrande del locale trasformato in moschea dalla comunità islamica trevigiana in occasione del Ramadan (ma si vede anche in alcuni commenti in calce agli articoli citati). Moltissimi altri invece lo fanno privatamente... e sono proprio costoro, che coltivano l'intolleranza segretamente, nel buio delle loro anime, senza nemmeno perdere tempo a leggere o parlare dei problemi, discuterne, commentarli e mettersi in gioco in prima persona, graniticamente sicuri che l'ALTRO sia il MALE e come tale vada combattuto... ecco, sono proprio loro che mi spaventano di più!
Anche stanotte il mio sonno è stato turbato, ma stavolta solo da un sogno un po’ strano... Ho sognato Marco Travaglio!?!? Mmmm, mi sa tanto devo smetterla di guardare i suoi video...
Comunque, sarà Travaglio o sarà che è venerdì, l’umore va meglio ed ho voglia di postare quattro cacchiate... E allora, siccome l’altro giorno si parlava della nuova guida gastronomica dei chevitafacenti, con annessa discussione sul nome corretto dei brufadei o frescadei (mmm, personalmente entrambi non m’ispirano molta acquolina, anzi mi richiamano alla mente tutt’altro, chesò, una lozione per l’acne giovanile...), mi è venuto in mente la mia strana situazione linguisticamente ibrida, con i corinaldesi che mi sfottono perché a volte mi scappa qualche ancunetanata (ma dopo 9 anni che lavoro in mezzo al nenico, è praticamente impossibile restare immacolati), gli anconetani che mi sfottono quando mi scappa una corinaldesata, i senigalliesi che mi sfottono per partito preso, e tutti che mi sfottono quando mi scappa una vocale anomala che tradisce le mie lontane origini sudiste...
Insomma, argomento di oggi: il dialetto anconetano! Volete confondervi con gli aborigeni del Conero? Niente di più facile! Assumete un timbro vagamente nasale, stringete tutte le vocali, seguite un tono che sale repentinamente al finale della frase, e sfoderate queste locuzioni tipiche, farete un figurò!
L’ANCUNETANISMO DA BAR I BASSI:
SEI CUSCI’ BASSO CHE QUANDO PIOVE SEI L’ULTIMO A SAPELO!
SEI CUSCI’ BASSO CHE SE TE METI MEZA ANGURIA SOTTO I PIEDI PARI UN GIOGATORE DE SUBUTEO
SEI TALMENTE BASSA CHE SE TE METI UN TAMPAX INTERNO INCIAMPI INTEL LACCETTO
SEI CUSCI’ BASSO CHE TE POI LAVA’ I DENTI INTEL BIDE’ I BRUTTI:
SEI TALMENTE BRUTO CHE QUANDO SEI NATO TU’ MADRE HA DETO "CHE TESORO", E TU' PADRE "SCI’... SOTERAMOLO!"
A TE LA FOTO DE LA PATENTE E’ MEJO SE TE LA FANNE DE SPALE
SEI BRUTTO COME ‘N DISPIACERE
SEI TALMENTE BRUTO CHE SE TE FANNE NA FOTO LA PELICOLA S’IMPRESSIONA VERAMENTE
SEI TALMENTE BRUTO CHE QUANDO ERI RAGAZZI’ TU’ MADRE INVECE DE DATTE EL "PLASMON" TE DAVA EL "CIAPPI"
SEI BRUTA COME ‘NA BUSTA DE BUCE DE FAVE
SEI TALMENTE BRUTO CHE QUANDO SEI NATO ’OSTETRIGA, ’NVECE DE DA’ ’NO SCHIAFO A TE, L'HA DATO A TU’ MADRE
SEI TALMENTE BRUTO CHE SE VAI A LOCKNESS ESCE FORI EL MOSTRO CO’ LA VALIGIA DICENDO: "MENO MALE, E’ RIVATO EL GAMBIO!"
SEI TALMENTE BRUTO CHE QUANDO SEI NATO T’HANNE MESSO DRENTO ‘N’'INCUBATRICE COI VETRI SCURI
AHÒ, RACONTAME ‘N PO’ DELL’INCIDENTE... MIGA ME VORAI DI’ CHE SEI NATO COSCI’?
SE TE VEDE EL PAPA... VOTA PE’ L’ABORTO
SEI CUSCI’ BRUTO CHE QUANDO SEI NATO EL DUTORE HA PROVATO A RIMETETE DRENTO
PARI ‘NA FRAPPA!!! QUANDO SEI NATO L’USTETRIGA INVECE DE PIJATTE CO’ EL FORCIPE T’HA PRESO CO’ LA PINZA DELE PASTARELE GRASSI E SECHI:
C’HAI UN FISICO DA DOMATORE DE VONGOLE
ROBA CHE C’HAI EL FISICO DA SULEVATORE DE PULEMIGHE!
SEI TALMENTE SECO CHE A CONFRONTO FASSINO PARE UN LUTATORE DE SUMO
SEI TALMENTE GRASSO CHE TU’ MADRE ‘NVECE DE ISCRIVETE ALL’ANAGRAFE E’ DOVUTA ANDA’ AL CATASTO I STUPIDI:
E’ PROPRIO EL CERVELO TUO CHE E’ CUSCI O TE SEI SCURDATO DE FA LA RICARIGA?
C’HAI ‘N CERVELO TALMENTE PICINI’ CHE N’IDEA PE USCI’ DEVE FA MANOVRA
SEI CUSCI’ ‘MBECILLE CHE INTELE CELULE TUE NUN CE STANNE I GENI... CE STANNE I HANDICAPPATI
SEI TALMENTE STUPIDO CHE SI VAI AL CINEMA E LEGI "VIETATO AI MINORI DI 18" ARTORNI CON 17 AMIGHI
A ESSE STUPIDI E’ UN DIRITO, MA CERTO CHE TE TE N’APPROFITI
SEI CUSCI’ STUPIDO CH’EL CORE TUO SE STA A DOMANDA’ SE VALE LA PENA DE POMPA’ TUTTO QUEL SANGUE AL CERVELO
SE TE MAGNI UN MOSCERI’ C'HAI PIU’ CERVELO INTEL STOMIGO CHE INTELA TESTA!
VARIE:
C’HAI EL NASO CUSCI’ GROSSO CHE PE’ DATTE UN BAGIO IN TUTTE E DO’ LE GUANCE SE FA PRIMA A PASSATTE DE DIETRO
INTELA FRONTE C’HAI TALMENTE TANTE RUGHE CHE PE’ LEVATTE EL CAPPELLO EL DEVI SVITA’!
C'HAI UN BRUSCIOLO CUSCI’ GROSSO CHE M’HA CHIESTO ‘NA SIGARETA
SEI PIU’ INFAME TE CHE UN FURGO’ DE SECUNDINI
MA EL FIATO E’ L’TUO O E’ ’RIVATO EL CIRCO IN CITTA’?
MA E’ LA RAGAZA TUA O HAI TRUCCATO EL CA’?
SEI COME UN SEMAFURO SU ‘NA ROTATORIA... NUN C’ENTRI UN CA...!
SEI SIMPATIGO COME EL PRIMO MAGIO DE DUMENICA!
C'HAI CUSCI’ TANTA BARBA IN TELA FACIA CHE SE TE MAGNI ‘NA BANANA PARI UN FILM PORNO
E sempre a proposito di Ancunetà doc, vi segnalo il sito del grande batterista Diego, tutto ammodernato e ritoccato proprio MOLTO BE’ (Diego, me sa che ultimamente non te fanno lavorà abbastanza!!!), dategli un occhiata!
Ogni tanto mi riscopro spaventosamente fragile… lo so, mi conosco bene e non sono certo una roccia, anche se fuori indosso la mia maschera spavalda quasi con indifferenza… però poi succedono piccole cose, accadimenti anche banali, che come minute schegge s’infilano lievi e letali tra gli interstizi della corazza e fanno male… cazzo se fanno male…
A volte basta un tono di voce, la sonorità di una canzone, un pensiero ramingo…
Stavolta la vibrazione di un sms, captata nel dormiveglia, allungo una mano incosciente e leggo: brutte notizie per una persona. E il suo dolore che di schianto spalanca le porte al mio, vivo e bruciante come se anche per me fosse successo in quel momento… non ci posso credere, mi faccio sorprendere con la guardia abbassata per un istante e mi ritrovo allo stesso punto di due anni fa…
Che stanchezza, ricominciare da capo a costruire argini contro questo dolore subdolo che approfitta di ogni incrinatura. E soprattutto, devo ricordarmi di spegnere il cellulare quando vado a dormire!
Dell'esperimento in atto al CERN ormai ne parlano tutti, non è più una novità... Ed oggi dappertutto si leggono solo battute, più o meno equivoche, sul rischio dei fantomatici buchi neri...
Ispirata da cotali allusive facezie, mi sono ricordata di questo vecchio pezzo di Luciana Littizzetto: non è e-sat-ta-men-te scientifico nè davvero attinente, ma sempre di ... ehm... risucchio di materia in un antro oscuro parla... Il pensiero debole di Luciana Littizzetto
Donne. Giulive oche giulive. Parti buone delle mele marce che sono gli uomini. Campionesse mondiali di miopia sentimentale. Mi rivolgo a voi e in nome vostro supplico. Chiedo e invoco l'abolizione e il divieto assoluto di vendita dei tanga in Italia. Uno stato democratico dovrebbe tutelare la salute mentale della femmina. Dovrebbe farsi carico di sciagure sociali di questa portata. Perché i tanga, credetemi, sono un vero flagello per i nervi. Sono un colpo basso al sistema nervoso. Tu prova ad indossare un tanga. Due secondi e sglurb... non lo trovi più, perché lui va giù, giù giù, sprofonda come il filo per tagliare la polenta, si inabissa nel dirupo delle chiappe e sparisce all'orizzonte.
Risucchiato per sempre. Ma io ve lo dico col cuore. Un tanga inghiottito dalle carni è in grado di togliere la voglia di vivere tutto il giorno. Se, la mattina al posto della bella braga ascellare, quella di cotone con il fiocchettino al centro, quella che era rosa ma col candeggio sbagliato è diventata tortora, e poi rilavata ha assunto un'inspiegabile tinta ardesia e si è ammollato l'elastico, SE al posto della mutanda slandronata in cui ci infili dentro la canottiera, tiri in basso e ci fai sbucare due belle mezzelune, SE al posto di tutto questo, indossi spensierata il perizoma, tu sei una donna rovinata, figlia mia. Sei una femmina finita che passerà tutta la giornata a disincastrarsi la filura e a suonare col mignolo l'aria sulla quarta corda di Bach.
Il tanga, lo dico con cognizione di causa, è un'arma di distruzione di massa. Il tanga di pizzo poi, quello crivellato di smerli, una vera piaga sociale. E' proprio lo strazio supremo. Perché è urticante. Pizzica, irrita, punge. D'altra parte, son anche 20 centimetri di filo spinato in mezzo alle chiappe. Come indossare un gambo di rosa. Come infilarsi al posto dello slip un gnocco di cuki alluminio. E l'aggravante è che sti rosicanervi son pure cari come il fuoco. Minimo 20 euro. Al mercato qualcosa meno, se li compri di simil legno. Altrimenti 20 euro. Quaranta mila lire per un cordino. Per uno spaghetto alla chitarra. Ma a me bastano due euro. Ma io con due euro mi compro un chilometro di corda per le tapparelle e mi faccio le mutande come i lottatori di sumo.
Ma la tristezza vera consiste nel fatto che mentre noi puciunin, per far le favolose soffriamo le pene dell'inferno, loro, i maschi, sotto i calzoni cosa mettono? I boxer. Bastardi pidocchi. I boxer. Mezzo metro di lenzuolo con il grande cocomero che balla la lambada. I boxer. Una tavella di maglina molle con la feritoia per le uscite di emergenza. Li odio. Noi dobbiamo andare in giro con un filo del telefono al posto delle mutande e loro belli comodi coi mutandoni da Stanlio e Ollio. Donne. Fulgide stelle che rilucete nel firmamento delle idiote. Non vale la pena. Non volete desistere? Allora proverò per voi una pietà infinita
No, non è una visione pornoapocalittica (anche se sembra...)
Dopo il mostro di S.Agostino (generato dal sonno della ragione della sottoscritta acquirente), oggi mi ritrovo a rahionare sul rapporto tra fede e scienza, sulla natura effimera dell’uomo e sulla caducità della vita umana in questo mondo transeunte... Tutto è vanity fair?!?! No, non sto contemplando lo smalto che si sta già "sbeccando" dopo un solo giorno e nonostante triplice accuratissima stesura, né la rughetta pervicace che ormai adorna stabilmente la mia fronte, no! Sto SOLO leggendo vari articoli in merito all’esperimento nucleare che avrà luogo tra due giorni al CERN (Centro di Ricerche Nucleari) di Ginevra, dove orde di scienziati preparatissimi ed un po’ eretici stanno più o meno cercando di ricreare le condizioni del Big Bang per decifrare nientepopodimenoche la natura stessa dell’Universo ('stica...).
Se ne parla diffusamente da parecchio tempo, ad esempio qui, qui e qui, (notare prego il tranquillo catastrofismo di alcuni titoli): in breve, pare-si dice-si mormora che dopodomani partirà la sperimentazione del Lhc (Large Hadron Collider), il piu' potente acceleratore di particelle al mondo: un anello di ben 27 km, a 100 mt di profondità, dove verrà sparato un mazzetto di protoni per studiare le collisioni di energia che avrebbero caratterizzato i primissimi istanti dell’universo e poi... si vedrà quel che succede!
(insomma, una mega-giostra atomica da 6 miliardi di euroni, giù il gettone e si vaaaa, fate un giro sui protoscontriiiii...)
Tutto effettuato nella massima sicurezza, sostengono al Cern con granitica certezza (beh, da una parte è ovvio, anche se avessero il minimo dubbio che volete che dicano? "Sì, stiamo per sperimentare qualcosa che potrebbe spazzarci via dal cosmo, ma state tranquilli: se domani vi svegliate vuol dire che è andato tutto bene!"), e senza nessuna prova o teoria che possa giustificare il sempre più diffuso allarmismo che circonda l’evento: in natura, spiega Michelangelo Mangano, fisico nucleare e ricercatore del Cern, avvengono continuamente collisioni di energia ben maggiori di quelle che saranno create artificialmente dall'acceleratore, per esempio quando i raggi cosmici colpiscono la terra. Inoltre, esperimenti di questo tipo, anche se di minore entità, sono in corso già da circa trent'anni, e fin’ora non si registra la sparizione di alcunchè.
(Peccato, poteva essere un’ottima scusa per spiegare gli ammanchi nelle finanze italiane...)
Si, ma i buchi che c’entrano? Sempre Mangano ammette: "non neghiamo di cercare anche di generare dei buchi neri, ma se venissero prodotti, ed e’ difficile che accada, questi decadrebbero istantaneamente senza conseguenze".
Si tratta quindi di uno degli esperimenti piu’ importanti della storia, ma gli studiosi del Cern hanno trovato la fiera opposizione di alcuni colleghi che, con l’aiuto della stampa, ha seminato un bel po’ di panico nel popolino. E se l’esperimento si rivelasse definitivo, l’ultimo degli esperimenti? Una roba da fine del mondo sì, ma in senso letterale??? Il professor Otto Rossler, chimico tedesco della Eberhard Karls University, teme che l’esperimento possa sfuggire al controllo e generare un buco nero che porterebbe la Terra alla distruzione in 4 anni! (non oso pensare quali astrusissimi calcoli abbia dovuto fare per fissare il lasso temporale in modo così preciso... a meno che lo scienziato non abbia sposato la causa esoterica: guarda caso tra 4 anni sarà proprio il fatidico 2012 tanto temuto da Maia, Aztechi e veggenti vari...)
Nonostante le rassicurazioni del Cern, Otto e gli altri oppositori del progetto sono così preoccupati da aver fatto ricorso presso la Corte Europea dei Diritti Umani per fermare l’esperimento (ma tanto i diritti umani ultimamente non interessano a nessuno, men che meno ai potenti, io piuttosto avrei optato per una scomunica papale). Il ricorso è stato respinto e, anche se un altro ricorso è stato presentato addirittura alle Hawaii, sembra proprio che le argomentazioni non siano sufficienti per far bloccare la sperimentazioni, mentre molti altri scienziati e/od opinionisti stanno screditando le accuse su varie basi.
Tra tutte le voci in difesa del Cern voglio segnalare quella che personalmente mi convince di più: secondo i calcoli di Stephen Hawking, il più grande esperto al mondo di buchi neri, non ci sono rischi per il pianeta. Anche se, viste le energie in gioco, anche lui ritiene possibile che si possano creare mini buchi neri all'interno di LHC (fino ad uno al secondo), essi non avrebbero però abbastanza energia per stabilizzarsi e sussisterebbero al massimo per un centomilionesimo di miliardesimo di miliardesimo di secondo (aspetta, mi sono persa, ricominciamo: un centomilionesimo di miliardesimo di miliardesimo di... vabbè, insomma, mooooolto poco) per poi "evaporare" senza danno... Beh, visto che il massimo esperto in materia, mi sento di dargli un briciolo di fiducia!
(NdR: ho trovato squisitamente comica questa frase dello stesso articolo: "I voracissimi "inghiottitoi" che divorano tutto quanto se ne sta in giro dalle loro parti erano stati finora confinati dagli scienziati a distanze cosmiche di sicurezza: il più vicino è al centro della nostra Galassia, a 26.000 anni–luce da noi"... Eeeeeh, che manie di grandezza!!! Non mi pare che siano stati gli scienziati a confinare alcunché al alcuna distanza nell’universo!!! O si parla di benevolenza divina o di grandissima botta di kulo, altro che scienziati!!!!)
L’inizio dell’esperimento si potrà vedere in diretta, con una copertura mediatica imponente: oltre 400 testate europee, la diretta della BBC, ed un servizio di eurovisione!
Per i pessimisti sarebbe la "fine del mondo in mondovisione", e qui ci starebbe a pennello la canzone del Liga (cover dei Rem), ma voglio essere originale e fiduciosa, quindi allego il video-rap fatto dagli stessi giovani scienziati! Almeno loro la prendono molto allegramente...
Boh, comunque sia, dopodomani SAPREMO! Io intanto resto molto molto fiduciosa, anzi veltamente speranzosa: a me un mini-buco nero ammaestrato, da tenere in tinello farebbe molto comodo... "Carooo, butti tu la spazzatura? Occhio a non sporgerti troppo però..." e pensate gli usi che potrebbe farne il Governo? Via la monnezza della Campania e dell'Italia tutta, via le scorie tossiche, i magistrati impiccioni, i precari sobillatori, gli immigrati clandestini...
Eppoi, il mondo non può finire adesso, non prima di avermi dato il tempo per festeggiare adeguatamente la Vittoria della mia pennuta sfigatina!
No, non è una discussione teologica sulle tentazioni e sulla salvezza dell'anima...
E' solo che oggi ho fatto una puntata a sorpresa alla locale Fiera di S.Agostino, in orario tatticissimo per evitare la folla (le 14.00, folla evitata, ma che sudata...) e, ispirata dalla gara all'acquisto più terribile lanciata dai ragazzi di Chevitafè, di cui avevo già scritto ieri, ho spolverato bene bene gli occhiali ed ho iniziato ad osservare le bancarelle con occhio critico, mossa da un doppio fine: la caccia all'affarone dell'anno (che so, 3 slip a 2 euro oppure un panno che lava tutto magari di sua spontanea volontà) e all'obbrobrio più inutile e meno costoso...
Dopo aver girato quasi tutta la fiera, con i piedi provati dalla quantità di passeggini che vi erano transitati sopra, iniziavo a disperare quando, nascosto fra altri consimili in una bancarella in Piazza Duca (davanti alla banca), vedo una strana creatura e me ne impossesso per la cifra di 1 euro (testimone il marito che mi guardava scrollando la testa con aria di compatimento).
Trattasi di appendino da cellulare (ergo inutile) di una bruttezza tale da commuovere, infatti penso di adottarlo. L'ho chiamata giustappunto Vittoria... Si può anche ammirarla da vicino in tutta la sua bruttezza:
Chissà se quelli di Chevitafè mi accettano in concorso?
Ieri sera sono andata a vedere uno spettacolo in paese. Serata piacevolmente estiva, pubblico sparuto ma attento, raggruppato sotto i portici del Comune, dalla parte del terrazzetto con vista sulla campagna notturna.
Mauro Pierfederici narrava la vita e le opere del poeta portoghese Fernando Pessoa, alternando note autobiografiche, ritratti di eteronimi, brani di sognante lirismo ("ho in me tutti i sogni del mondo") e di acuta introspezione ("è così difficile capire cosa si prova quando si osserva se stessi"). Il tutto accompagnato dai suoni misteriosi ed un po' magici della marimba di Giacomo Sebastianelli, l'Allevi d.d.f. (d'là dal fiume) delle percussioni, uno straordinario talento nostrano (nato proprio a Corinaldo da una famiglia decisamente cara alle Muse, visto che anche il fratello Filippo è un sassofonista spettacolare) molto noto anche all'estero ma, nemo profeta in patria, semisconosciuto da noi.
Una bella serata, con ritmi e parole sorprendenti: Pessoa, spiegava Mauro, non scriveva in rima perché "non esistono due alberi perfettamente uguali ed affiancati", e parimenti le mani di Giacomo sottolineavano il concetto traendo suoni sempre nuovi e diversi da bonghi, tamburi, bacchette e quant'altro (non mi sarei stupita se si fosse messo a suonare anche la ringhiera...).
Un inaspettato jazz di percussioni, cui si contrapponeva e fondeva la calma partecipazione del narratore. Solo due i nei della serata: la contemporanea sessione di prove della banda cittadina al completo, a meno di 20 metri da noi, e qui ci vogliono proprio i complimenti all'organizzazione comunale, che ha deciso di spostare l'esibizione dei due artisti, originariamente prevista presso le più isolate (ed isolanti) antiche fonti, senza informarne la banda... ma si sa, a Corinaldo se non sono matti non ce li vogliamo...
Il secondo neo? Beh, la bellezza del musicista, che effettivamente è stata una notevole fonte di distrazione (molto più della banda...). Ma anche questo è un dono di famiglia, vero Filippo?
skiavizzata dal lavoro in modo disumano, il ritmo dei miei post necessariamente si riduce all'osso, ma oggi veramente non potevo mancare di condividere con voi sparuti visitatori la mia grande gioia per aver vinto! No, non il simpatico gruzzoletto del gratta&vinci a Senigallia (magari...), e nemmeno la gara all'acquisto più terribile della Fiera di S.Agostino lanciata da Chevitafè... No, io partecipo solo a competizioni di sapore internazionale!!!
Oggi, risucchiata nell'ennesima riunione-fiume, per mantenere il mio equilibrio mentale e combattere la palpebra calante ho inizato a segnarmi le cacchiate più assurde ed i neologismi più atroci che rimbalzavano da una parte all'altra del tavolo. Tutte cose già sentite fino a che, con un brivido di natura equivoca, le mie orecchie hanno captato la seguente affermazione: this is no longer a partnership, it's a TRUSTSHIP...
L'emozione m'ha fatto traballare sulla sedia, visibilmente commossa!
Se volete giocare anche voi, vi scrivo qui le regole che qualche anima buona mi mandò a suo tempo via mail: FATENE BUON USO!
COME SOPRAVVIVERE AD UNA RIUNIONE…
Innanzitutto, portate della carta: questo è essenziale, senza carta sarete costretti a guardare nel vuoto cercando di sembrare intelligenti. Impossibile... Almeno se avete della carta potete scarabocchiare, fare la lista della spesa, scrivere un canto della Divina Commedia... Questo farà credere che stiate prendendo degli appunti e potrete invece dedicarvi alle seguenti attività:
1. Il gioco delle facce divertenti: mentre i relatori parlano, stampatevi sul viso le espressioni più buffe che riuscite a fare. Il primo che ride o viene scoperto dal capo perde. Gioco per amanti del rischio! 2. Il gioco della parola segreta: prima della riunione scegliete una parola di moda nel mondo del business (la mia è benchmarck) e contate quante volte viene pronunciata durante la riunione. Se potete intervenire, cercate di infilarla nel discorso. Al termine vince chi ne ha registrato il maggior numero o chi l’ha pronunciata più volte. Gioco per segretari! 3. Il Bingo delle Cazzate (il mio preferito): prima della riunione preparate alcune cartelle da Bingo con parole o frasi tipiche scritte in ciascuna casella. State attenti, controllate le vostre e man mano che vengono pronunciate dai relatori segnate le caselle come in una normale tombola. Il primo che fa bingo lo grida a voce alta e vince. La parte finale è sconsigliata per i servi della gleba come la sottoscritta... Gioco per impavidi fortunati!
Se siete in un gruppo come il mio, dove non solo si usano parole già in voga ma se ne inventano sempre di nuove, allora vi sarà utile il generatore di cartelle del Bingo delle Cazzate!!! E se siete estremamente geek, potete giocarci direttamente on-line!
Spero di esservi stata utile. Buona fortuna a tutti!