giovedì 7 maggio 2009

Marco Travaglio indaga sulle notizie scomparse


Ieri sera ho assistito alla conferenza di Marco Travaglio a Fano.
Titolo eloquente: "La Storia è maestra ma nessuno impara mai niente".

Visto che la conferenza trae spunto da Promemoria, nel quale ripercorre gli avvenimenti salienti ed esplora la continuità fra la Prima e la Seconda Repubblica, credevo ci avrebbe fatto una analisi della situazione presente partendo dal passato e mostrando come certi avvenimenti sono in realtà la naturale conseguenza di processi e atteggiamenti che hanno segnato e continuano a connaturare la politica e l'informazione in Italia. Invece Marco fa il percorso inverso, partendo dal declassamento dell'Italia a paese parzialmente libero per quanto riguarda la libertà di stampa e dimostrando come si sia arrivati a questo poco invidiabile status grazie ad una continua opera di mistificazione ed elusione delle notizie da parte dei nostri mezzi d'informazione.
Se una Nazione non ha libero accesso alle informazioni, non ha Storia e non può apprendere nulla nemmeno dal proprio recente passato.

Travaglio, appena rientrato in Italia da Berlino dopo aver ricevuto proprio il premio per la libertà di stampa, si lancia in un attento esame delle "notizie scomparse" con grande completezza di argomentazioni ma anche con la sua ironia lucida e feroce che rende piacevolissime le oltre due ore e mezza passate ad ascoltarlo. Moltissime le risate che hanno accolto i suoi ritratti dei politici ed editori più potenti d'Italia, con Marco costretto più volte a confermare che non si sta inventando nulla ed è tutto vero (ma si sa, la realtà italiana sa essere incredibilmente assurda); moltissimi anche gli applausi, il più scrosciante dedicato ai morti del terremoto in Abruzzo, che meritano il rispetto della giustizia, non quello fasullo di chi vuole evitare inchieste approfondite sulle responsabilità di questa tragedia.

Partendo dal nostro declassamento a paese semi-libero, Marco dimostra come i mezzi di informazione italiani siano totalmente asserviti ai poteri forti della politica e dell'economia, al punto da passare sotto silenzio notizie che, in qualsiasi altra democrazia, susciterebbero un vespaio di indagini giornalistiche e polemiche. Quando ciò non è possibile, le notizie vengono "addomesticate" tralasciando quanti più particolari possibili ed evitando approfondimenti e contraddittori.

Esempio attualissimo ne è il divorzio fra Silvio Berlusconi e Veronica Lario: una notizia troppo grossa per essere occultata, anche perché la ex-First Lady ha parlato per prima alla stampa rendendo pubblica sia la sua decisione sia due gravissime motivazioni: "non posso stare con un uomo che frequenta minorenni" e "una persona che non sta bene". Praticamente dice che suo marito a 75 anni suonati frequenta ragazze minorenni ed ha seri problemi di equilibrio mentale. Siccome suo marito è anche il capo del nostro Governo, tali affermazioni hanno rilevanza nazionale e pubblica, non più solo privata.

In casi simili (ricordate Monica Lewinski?), nel resto del mondo democratico i media hanno subito analizzato le vicende, dedicando loro interviste, dibattiti, indagini approfondite, andando a cercare tutte le persone coinvolte. Da noi, invece, tutti i mezzi d'informazione sono concordi nell'invitare al rispetto della privacy del nostro Premier (perfino testate che hanno fatto del gossip più becero la loro fortuna); i vari TG nazionali, sia Rai che Mediaset, liquidano la notizia in pochi secondi, senza citare le motivazioni e dando invece spazio alle parole del Premier che ipotizza l'ennesima congiura delle sinistre ai suoi danni; lo stesso Berlusconi prima chiede di essere lasciato solo col suo dolore privato, poi si reca a Porta a Porta dove esprime le sue considerazioni senza nessun contraddittorio, nonostante la presenza di giornalisti ed editori.

Marco Travaglio smonta l'ipotesi della congiura politica: i rappresentanti della sinistra stanno facendo esattamente quanto richiesto dal cavaliere, gettando acqua sul fuoco in nome della privacy. Citando una battuta di ElleKappa, ma quale opposizione, chiamiamoli diversamente concordi!
In realtà tutto è nato e si basa sulle dichiarazioni delle singole persone coinvolte, dalle parole di Veronica a quelle Noemi che si vanta delle sue frequentazioni col papi, fino alle "veline" infuriate per essersi viste bruscamente depennate dalle liste elettorali nonostante le promesse del Premier.

L'attenzione deve essere riportata sul fulcro della questione: i media italiani dovrebbero chiedere e verificare se il nostro Premier sia una persona adatta al suo ruolo. Se i mezzi di informazione non fanno informazione, ma si limitano a dare risonanza alla voce del potere, non servono più a nulla. La libertà di stampa si valuta in merito alla possibilità di indagare sul e criticare il potere, non certo quella di farsene portavoce (sempre possibile, anzi assai richiesto, anche nei peggiori regimi dittatoriali). Quando in Italia si leva qualche voce di critica al potere, subito viene messa a tacere oppure viene svilita adducendo motivazioni falsamente moralistiche che sviano l'attenzione dal vero problema (non sta bene ficcare il naso in un divorzio, non sta bene criticare la protezione civile durante un'emergenza, ecc ecc).

Un caso drammaticamente esemplificativo di questa mancanza di libertà è stata la denuncia di Annozero al fin'ora sconosciuto comitato di vigilanza etica della RAI (altro scroscio di risa incontenibile da parte del pubblico) per aver osato criticare la Protezione Civile, e la sospensione di Vauro per una vignetta che esplicitamente accusava il piano casa proposto dal Governo. Dopo di loro, anche Report viene deferito al comitato etico per un'inchiesta sulla social card.

Negli USA, la cattiva gestione dell'emergenza Katrina da parte dell'amministrazione Bush è stata aspramente criticata quando ancora l'uragano stava rombando sopra New Orleans, ed è stata uno dei motivi principali di perdita di consenso dell'allora Presidente. In Italia, aver osato accusato di inefficienza la Protezione Civile che, dopo mesi e mesi di scosse sismiche in costante aumento per frequenza ed intensità, non aveva provveduto né ad effettuare sopralluoghi o verifiche di stabilità né a preparare un piano di emergenza né ad allertare la popolazione, è stato assimilato ad un offesa sacrilega nei confronti delle vittime. Vittime che avrebbero bisogno di giustizia, non certo del costante pellegrinaggio dei vari politici che stanno usando la grande ondata emotiva suscitata dalla tragedia per un loro show mediatico, lasciando i responsabili impuniti.
Ma non è il terremoto che uccide: sono le case fatte con la sabbia, sono le mancate verifiche, sono i permessi facili ed i condoni. In Italia non esistono tragedie inevitabili, come pure non esistono alluvioni o altri veri cataclismi naturali: quello che uccide (o ferisce o danneggia) la popolazione è la cultura dell'illegalità, del mancato rispetto delle regole e dell'impunità.

Il modo migliore per mantenere lo status quo e delegittimare i critici è renderli dei "mostri" agli occhi della gente, far credere all'audience che si tratti di persone che disprezzano le più elementari norme etiche e morali. Esattamente quello che si è cercato di fare, ad esempio, con Genchi, DeMagistris e Clementina Forleo: giudici, magistrati e collaboratori che stavano portando alla luce i rapporti illegali fra economia e politica e per questo sono stati oggetto di una vera campagna di disinformazione e diffamazione. Ora che i vari gradi di giudizio hanno invece confermato che le loro attività erano corrette? Silenzio stampa.

Secondo Travaglio, la cosa più triste di questo Truman Show è che non si può parlare di complotto ordito dalla stampa, perché manca l'intelligenza e la capacità di organizzare un piano complesso per imbavagliare l'informazione. Lo prova il fatto che i media non riescano a controllare tutte le diramazioni dell'avvenimento da nascondere, e si trovino costretti a fare dei veri e propri slalom fra le notizie, pubblicandole quasi di nascosto in poche righe quando proprio vi sono costretti. Secondo Travaglio, si tratta in realtà di una specie di autocensura, dovuta alla furbizia ed al servilismo dei media nei confronti del potere.

La conferenza si conclude con l'annuncio di un nuovo giornale, a cui stanno pensando Antonio Padellaro assieme allo stesso Travaglio ed i colleghi di VoglioScendere, e l'invito a tenersi in contatto tramite il loro sito (ahhh, la libertà d'informazione corre sulla rete, almeno per ora) per verificare se/come sarà possibile attuare questo progetto.
Intanto, esaustivi approfondimenti dei temi trattati da Travaglio durante la conferenza si possono trovare proprio nei vari post sul loro blog.
Stay Tuned!

5 commenti:

Malih ha detto...

la separazione di Veronica e il gossip e le dicerie che ne derivano più che danneggiare Berlusconi rischiano di umanizzarlo.

Daniele S ha detto...

Onestamente anche io, dal primissimo momento che è scoppiato il casino con la Lario, speravo di lasciarli nel loro privato per non essere tempestato di notizie solo su loro due.
Ma da qui a sentire sui notiziari che "lui" ha gestito bene la cosa,e che questo va a suo merito...m@vedid'@ndattene...

Serola ha detto...

@ Malih: beh, certo anche i peggiori dittatori avevano qualche difetto o debolezza umana...

@ Daniele: appunto, non esistono più le notizie, esiste solo la propaganda... voglio divorziare anch'io da tutto questo schifo!

Babi ha detto...

A tutti quelli che hanno ancora delle perplessità su Berlusconi, il Cavaliere di Hardcore: leggete "Papi - Uno scandalo politico" di Travaglio, Gomez e Lillo!
Al di là delle (rispettabilissime) opinioni e interpretazioni personali in merito alla figura del nostro Capo del Governo, ci sono le inequivocabili e oggettive intercettazioni telefoniche sbobinate dalla magistratura tra veline, escort, attricette (poi diventate europarlamentari!) e Silvio!!!
W Travaglio!!

Serola ha detto...

Grazie Babi!
PS: quanto vi devo, a te e Sele, fra royalties e diritti per l'uso pubblico del soprannome Serola che mi avevate affibbiato voi? :)