giovedì 29 ottobre 2009

Il giorno di dolore che uno ha

Ci sono quelle giornate in cui sì la vita è molto carogna ma noi gli diamo pure una bella mano, e succede quasi sempre quando invece ti stavi convincendo che forse forse ce la fai a sfangarla. Attenzione, è proprio quello il momento da temere, quando ricominci a sperare. Perchè basta una stronzata, ti distrai e ti ritrovi col culo per terra nella pozzanghera, con la stanchezza che ti assale subitanea ed inarrestabile come un conato di vomito, e crolli. Vorresti mandare tutto affanculo, metterti a letto e svegliarti a primavera 2012, tanto per controllare se i Maya c'avevano ragione. Qualcuno lo fa. Qualcun'altro molla tutto e scappa in un atollo delle Hawaii. Io sono tornata a casa, ho fatto un paio di faccende frenetiche venute malissimo e lasciate a metà, cercando invano di tenere a bada l'ansia, poi mi sono skiantata sul divano ed ho ceduto all'autocommiserazione per tutta la serata.


Intanto, una parte di me mi maltratta inveendo come il Sergente Hartman (brutta smidollata, tirati su e smetti di sfrignare, sennò ti svito la testa dal collo ecc ecc) perchè dopo aver tenuto duro per tanto tempo mi lascio avvilire da errori banali, evitabili, ma soprattutto autoinflitti!

Tipo, oggi mi sono dimenticata di fare una telefonata importante. Perchè? Beh, ho una caterva di scuse: perchè mi hanno richiamato precipitosamente in ditta per parlare ancora ed ancora ed ancora della nostra precarissima sorte lavorativa, dopo che ieri eravamo stati in presidio mentre i boss decidevano della nostra sorte, dopo che i giorni passati avevamo cercato di lavorare contro tutto e tutti mentre s'inseguivano voci e smentite e accuse, e così ormai quotidianamente da due mesi. Perchè nel frattempo il livello di stress si accresce anche per le tensioni fra di noi, tra reparti considerati d'elite ed altri popolati da dead men walking che dovrebbero avere la decenza di andare al macello senza rompere troppo le scatole. Perchè comunque quando torno a casa ritrovo i miei problemi personali che non riesco a relegare in un angoletto intanto che sistemo le rogne più impellenti (non è vero che ubi major minor cessat, no no, anzi, si sommano)...


Insomma, un bordello. E sommiamoci il fatto che oggi non stavo manco tanto bene. Tra tutto, mi sono dimenticata di fare questa semplicissima telefonata per avvisare che non sarei andata ad un appuntamento. Quando ho richiamato, in ritardissimo, dall'altra parte della cornetta ho trovato la Siberia, gelida come il senso di colpa che mi strusciava da qualche parte giù, nelle mie sempre agitate viscere.

Ora, se c'è una cosa che m'ammazza, è il senso di colpa. Perchè posso nascondermi dietro a tutte le scuse che riesco a trovare, ma una parte di me sa benissimo che io mi sono dimenticata di fare quella telefonata perchè ho trascurato il fatto che delle persone stessero aspettando me. E non importa che io sia stressata e che abbia dei problemi (chi non ne ha? dai, su, quanto ci vuole a fare una telefonata?). Resta il fatto che mi sono dimenticata di avvisare, ho fatto una figura di merda, la persona che m'aspettava s'è giustamente incazzata e probabilmente mi depennerà dalla lista dei possibili collaboratori, precludendomi quindi una serie di contatti che potevano dimostrarsi fruttuosi.

Non è la fine del mondo, lo so benissimo, ma è stato uno di quei momenti atroci in cui mi ritrovo a sperare come una deficiente di poter tornare indietro, anche solo di due ore, e rimettere tutto a posto...

Dopo ore e ore di lagna, però, sono finalmente adivenuta al distillato di saggezza: ok Serena, hai fatto una stronzata, non è nè la prima nè -purtroppo- l'ultima, oltre alle scuse sincere che hai già fatto non è recuperabile quindi smettila di rimuginarci! L'importante è aver imparato la lezione e ricordarsene un domani, perchè domani è un altro giorno quindi ora alzati e porta quel culo al di là dell'ostacolo, Palla di Serola! Se Dio te lo voleva far superare senza sforzi, ti miracolava e ti faceva spuntare le ali al culo! Fai passare il culo dall' altra parte, avanti! (Parola di Rossella O'Hartman)



Che posso dire? SISSIGNORE!

8 commenti:

Pacchy ha detto...

Forse il tuo IO supremo ha captato che la telefonata era meglio non farla, forse è stata la tua intellingenza superiore ( in quanto donna ) a dire al tuo cervello " Dimentica !".
Ricorda si chiude una porta e si apre un portone. Hai cervello e talento, non arrenderti.
Quindi vai avanti e non pensarci se sei quella che credo non capiterà altra fruttuosissima occasione.

Daniele S ha detto...

FOR-ZA SEROLA, FOR-ZA SEROLA, FOR-ZA SEROLA, FOR-ZA SEROLA, FOR-ZA SEROLA, FOR-ZA SEROLA,FOR-ZA SEROLA, FOR-ZA SEROLA, FOR-ZA SEROLA, FOR-ZA SEROLA, FOR-ZA SEROLA.... (non ho mai usato il copia-incolla qui)

Serola ha detto...

grazie ragazzi!

Secondo me il mio IO SUPREMO è semplicemente andato in tilt per i troppi casini che mi trovo ad affrontare, ovviamente vado avanti e cerco il portone ma c'avrò sempre la curiosità di sapere cosa ci sarebbe stato dietro quella porta!!! (pare un po' film horror...)

spero fortissimamente spero che la sfiga smetta di perseguitarmi ma soprattutto sono decisa a smettere di darle io stessa attivamente una mano, ergo d'ora in avanti solo pensieri positivi e... un'ottima agenda dove segnarmi anche come mi chiamo, n'n se sa mai me scordassi pure quello!!!

ciao
Sere

quilly ha detto...

Sai bene che tu sai che io so che tu sai....
So bene che tu sai che quel giorno di dolore non è mai l'unico e si ripresenterà...
Sappiamo bene che anche il tunnel di Gorgovivo ha un inizio e una fine e anche il tunnel di Gorgovivo ha la sua luce anche se tocca guardare in alto...
Ha ragione la Pacchy, sei donna e hai qualità e salterai a piè pari i tuoi giorni di dolore ma non sarà mai senza traumi e ferite....
Ha ragione la Pacchy sei donna e quindi superiore, ma io che in mezzo alle donne ci vivo da mattina a sera e le so capire meglio di chiunque, ti dico che non bisogna pensare al successivo giorno di dolore che prima o poi arriverà, ma
gettarsi anima e corpo nei giorni di gioia, serenità, noia e malinconia che ogni giorno incontriamo sul nostro cammino.
Il mio giorno di dolore è durato quindici anni e circa un milione di volte ho pensato che non avesse fine.
Passato quel giorno, quei giorni, ho trovato giorni di felicità immensa e li ho moltiplicati per + infinito per metterla in culo alla sorte e al destino....
Fottili, voltati dall'altra parte.
Loro, quei giorni di dolore, vogliono solo che tu pensi a loro ogni momento.
Ma tu non farlo. Facci un frontale, curati le ferite se puoi e vai avanti e non dargliela vinta è l'unico sistema per cavarci le gambe.
Con affetto
Simo

Serola ha detto...

Quilly, quando fai così mi lasci senza parole... grazie del consiglio, mi ricordo quando mi raccontavi quello che hai passato e la tua esperienza personale da ancora più valore al tuo incoraggiamento. Non ti preoccupare, non era una dichiarazione di resa, era solo uno sfogo...

Dai commenti, qui e di persona, credo proprio di essermi espressa male. Il mio sfogo nasceva da un'incazzatura con me stessa, che affronto i tir a capocciate e poi mi lascio travolgere come una scema da un apetto (per restare in metafora di frontali).

Però voglio fare pace con me stessa e con le mie fragilità: accettare il fatto che, quando sei tutto ammaccato e dopo l'ennesimo frontale sei sì ancora in piedi ma con tutti i nervi scoperti, basta una piccolissima bottarella e ricominci a sentire male dappertutto. La classica goccia che fa traboccare il vaso, no?

(ah, W la saggezza popolare, che mi rimette nella giusta prospettiva quando mi sembra di essere la prima e l'unica ad avere problemi)

Comunque, grazie grazie e ancora grazie: rialzarsi è decisamente più facile quando gli amici ti porgono la mano e ti mettono un cerotto! :)

Sere

Serola ha detto...

PS: comunque la tipa non ha più richiamato :/

Anonimo ha detto...

Richiama tu e dille quanto ti senti scema. Se è intelligente capisce quanto anche tu lo sei e il rapporto si ricuce. Se è scema, meglio perderla che trovarla, come dice proprio la saggezza popolare!

E non ti compiangere e flagellare per più di un'ora, un'ora e mezza al massimo: porta sfiga (giuro, io l'ho sperimentato e sono decenni che ho smesso).
mariangela

Serola ha detto...

Ciao Mariangela, grazie del supporto ma ho deciso di non richiamare: ho spiegato la situazione ed ho chiesto sinceramente scusa, via cellulare prima e mail dopo.

L'altra persona è evidentemente abituata a non dare seconde chances, non mi va di insistere.

Sarà per la prossima occasione.
A presto. Sere