domenica 26 ottobre 2008

Ma siamo felici?

No, non è Sere II L'Oscura che fa capolino, è la domanda che mi frulla in testa da venerdì, quando sono andata ad assistere ad una conferenza di Maurizio Pallante, esperto di risparmio energetico, che ha evidenziato la contraddizione di fondo nella nostra società: da una parte ormai è chiaro che l'inquinamento e l'esaurimento delle risorse energetiche sono un problema improcrastinabile, dall'altra politici ed industriali continuano a parlare di sviluppo e crescita, magari unendoci l'aggettivo (eco)sostenibile. Si tratta, dice Pallante, di un ossimoro, perché la crescita "illimitata" necessaria a sostenere il sistema capitalistico è ormai INsostenibile.

Pallante preferisce quindi parlare di DECRESCITA, magari unendola all'aggettivo "felice", intendendo non una regressione/recessione alla società pre-industriale, bensì una cultura economica ("una matrice di alternative integrabili alla vita moderna", la chiama lui) in cui le risorse vengano utilizzate al meglio senza sprechi e senza una spinta consumistica, in modo che si producano meno merci e più beni.

La cosa strana è che molti arrivano a queste considerazioni partendo da un punto etico, morale. Invece lui cerca di spiegare le ragioni che rendono inevitabile e necessaria la decrescita usando studi ed argomenti economici e finanziari.

L'esempio più tipico è quello dell'industria automobilistica: le riserve petrolifere non dureranno per sempre, e tutta l'industria che ruota attorno al petrolio e alle auto è fra le principali responsabili dell'inquinamento da monossido di carbonio e polveri sottili. A ciò devono aggiungersi altre considerazioni (il traffico che rende invivibili le strade, la perdita di energia durante le fasi di lavorazione del greggio e della combustione nei motori, per cui in totale si calcola che vadano persi i 2/3 dell'energia, eccetera). Una volta avuto il quadro completo, diventa chiaro che l'automobile (così come progettata ed utilizzata nelle nostre società) è ormai controproducente. Tuttavia, le industrie ed i Governi stessi (primi fra tutti noi, visto che l'Italia ha aumentato le emissioni nocive invece di ridurle ed ora il nostro lungimirante Governo sta anzi cercando di bloccare i nuovi piani europei in difesa dell'ambiente) continuano a sostenere e spingere il mercato automobilistico.

Pallante spiega che l'auto dovrebbe essere usata in modo più razionale, privilegiando le energie alternative, i trasporti pubblici, ma soprattutto evitando il più possibile di creare la necessità dell'auto: invece di aumentare e diversificare l'offerta, bisogna diminuire la domanda. Ad esempio, facendo car-sharing, comprando prodotti locali, e privilegiando filiere corte non solo per gli approvvigionamenti ma per tutte gli aspetti della vita (io, da brava pendolare, ho subito pensato a quanto sarei più felice se potessi andare al lavoro in bici invece di farmi 80 km al giorno, inquinamento ed ingorghi a parte).

Ma veniamo alla domanda filosofica del titolo: Pallante faceva notare che l'aumento del reddito nelle popolazioni occidentali sembra essere inversamente proporzionale alla loro percezione del benessere ed alla loro soddisfazione. Il paradosso si spiega ridefinendo il concetto di merce e di bene. Le nostre società puntano solo ad aumentare il PIL, che però è un parametro limitato, in quanto tiene conto solo della crescita dei consumi delle merci, non di altri fattori ugualmente o maggiormente importanti per il benessere delle popolazioni. Ad esempio, Pallante spiegava che un terremoto o una guerra sono classificati positivamente dal PIL, perché portano a maggiori consumi e quindi stimolano le industrie ed il commercio. Lo sfollato la vede in modo un tantino diverso!

Invece delle merci, le persone hanno bisogno di beni, ossia tutto ciò che contribuisce al reale e duraturo benessere personale e collettivo, e che, a differenze delle merci, non va sprecato. Come attuare la decrescita felice? Cambiando stile di vita (diventando il più possibile autonomi e ricominciando ad autoprodursi i beni e scambiarli in modo gratuito e reciproco), sostenuti ed incentivati da azioni governative coordinate a livello mondiale, e da un uso mirato della tecnologia (per eliminare gli sprechi e massimizzare le rese).

E qui iniziano i dubbi. Perché io abito in un condominio e con lo stipendiuccio da metalmeccanica devo pure pagare il mutuo (a tasso variabile!!!) e non mi posso permettere di sbudellare l'appartamento per renderlo eco-funzionale. Ed è anche vero che se mi autoproduco la verdura e magari la scambio col vicino che produce la marmellata io sono più felice perché so cosa mangio e non inquino (oltre a riallacciare rapporti interpersonali che aumentano la mia "umanità" ed il mio benessere). Però uscendo di casa alle 8 e tornando alle 20, mi resterebbe poco tempo (e pochissima voglia) di fare anche la contadinella. Dovrei farlo il sabato e/o la domenica, ma poi quando avrei il tempo per fare altro? Forse non sarei poi così felice... Molto etica ed economica, ma mica tanto felice...

In attesa degli incentivi statali (campa cavallo... ) la soluzione, per chi non ha la fortuna di avere una fattoria autosufficiente e congrue risorse economiche, è riunirsi in gruppi come i GA(A)S, ossia i Gruppi di Acquisto (e Autoproduzione) Solidali, e riallacciare legami interpersonali che ci facciano riscoprire il senso di comunità e ci ricordino che quando prepariamo una torta per i nostri amici siamo molto più felici di quando lavoriamo 9 ore in fabbrica per poterci comprare il cellulare nuovo...



Per saperne di più:
decrescita felice
felicità interna lorda

7 commenti:

quilly ha detto...

La Decrescita Felice è qualcosa di difficile realizzazione. A volte però bisogna pur avere qualche utopia.
Molto più possibile invece la Ricrescita Felice.....
Basta con i tuppè che dai tempi delle corti francesi seicentesche fino ai giorni nostri hanno infestato il mondo mettendo in testa ad improbabili cinquantenni topi e pantegane morte di improbabili colori che vanno dal grigio lontra, al nero corvino fino al nero lucido da scarpe.....
E'ora di ambire ad una Ricrescita Felice, duratura, stabile e eco-sostenibile.
Piantare uno ad uno in testa i capelli posticci e farci sotto una gettatina d'asfalto per non far vedere i vuoti......Il metodo Berlusconi per intenderci.......Questa sarà la vera Ricrescita Felice......poi l'Italia va a puttane ma questo è un altro problema (per noi non per lui ovviamente).
Scusa il commento off topic Serola....

Serola ha detto...

che bello, avevo scritto una risposta lunga e contorta come il sottopasso perilli, ma l'ho persa! Azz...
Riassunto veloce:
- soluzione ecologica: fondiamo la plastica non riciclabile e la spalmiamo generosamente sul cranio dei richiedenti, su cui poi verrà cosparso crine equino a volontà
- soluzione artistica: chiamiamo Geos, Blu & Co. per affrescare artisticamente gli scalpi, tranformandoli in murales ambulanti

Che ne dici? Ciao Quilly, alla prox! Sere

quilly ha detto...

Ti dico che sono diventato pelato a 18 anni e ti assicuro che c'è di meglio nella vita, anche se ho sempre anteposto quello che c'è dentro al cranio a quello che c'è fuori.
Non ho però mai e strasottlineo mai pensato nemmeno per un secondo di camuffare la mia calvizie con supporti ridicoli e demodè.
Essere calvi in così giovane età comporta uno svantaggio palese e un vantaggio molto più sottile.
Lo svantaggio è che a 18 anni ne dimostri 40 perchè sei pelato, il vantaggio è che a 45 ne dimostri 40 perchè non hai un capello bianco....
A proposito del sottopassaggio ho avuto solo per un secondo la voglia di portarmi mazza da baseball, sacco a pelo e tenda da campeggio e pernottare all'interno dello stesso per cogliere in flagrante estemporanei writers intenti a distruggere il nostro "murales Crema chantilly".....

Vercellik ha detto...

Benché su posizioni più empiriche o semplicemente letterarie (anche se con velleità sociologiche) vi segnalo un testo sul tema:
"La Ragione Aveva Torto?" di Massimo Fini.

Con tutti i limiti che il libro suddetto ha, e benché io non collimi con Fini su molte cose, gli riconosco comunque di aver posto un problema del Mito del Progresso già negli anni '80 in maniera abbastanza originale e di essere uno dei pochi giornalisti italiani che va a rompere (in tutti i sensi) le ipocrisie e il buonismo ottuso imperante.

E' una lettura che ho gustato perché leggera ma anche piacevole e interessante anche se diversa da quello che penso io su molte cose.

Serola ha detto...

@ Quilly: immagino che perdere i capelli sia abbastanza scocciante, ma pensa che voi uomini avete la moda e il cinema dalla vostra! Ormai l'omo pelato va alla grandeee!
Invece lascia stare i graffittari: come ogni murales, anche il nostro è opera effimera...

@ Vercellik: ma non l'avevo già letto in qualche altro blog questo tuo commento? ;)

quilly ha detto...

@Serola

Non ce l'ho coi writers artisti ma con quei coglioni che a pennarello scrivono sui muri
"Tiziana troia 3398788645" oppure
"Cicci ama Fuffi" oppure
"Comunisti al rogo" mi vanno a genio invece quelli che scrivono "Fasci merde" ma non nel nostro sottopassaggio o per lo meno non subito......

VercelliK ha detto...

@ quilly: oggi passando nel famoso sottopasso ho notato un cuore con messaggino amoroso X ama Y e la data 22 ottobre 2008, capito i bastardi, hanno fatto la dedica anteposta così da far sembrare che non avevano imbrattato il nostro lavoro!!
Cose da matti.

@ Serona, sì lo avevo già scritto, ma non credevo che qualcuno mi leggesse...