giovedì 15 gennaio 2009

Oceano Mare


Presa da un raptus, questi giorni mi sto rileggendo per l’ennesima volta i romanzi di Alessandro Baricco. E’ uno scrittore (e sceneggiatore, saggista, regista ecc ecc) controverso, amato da molti, assolutamente intollerabile per altri. La critica che più spesso gli viene rivolta è quella di essere uno autore “alla moda”, con uno stile lezioso, ruffiano e troppo egocentrico.

Io, senza alcuna velleità da opinionista o presunzione critica (ci mancherebbe altro), ho bellamente ignorato il saggista-regista-opinionista e mi sono dedicata semplicemente allo scrittore. E il suo è uno stile che mi ha conquistato dal primo libro che ho letto, Oceano Mare. Poi in rapida successione ho letto tutti gli altri, ritrovando sempre quella passione quasi da menestrello nell’inventare e raccontare storie, e nel farlo con uno stile quasi lirico nella scelta delle parole e dei ritmi, che spezzano e forzano il linguaggio quotidiano piegandolo a nuove sfumature di significato, a nuovi toni e nuove sensazioni.
È uno stile che fa assaporare le parole.

E si sente proprio il gusto primigenio del raccontare, nel tessere e poi spezzettare e poi riprendere trame che sembrano animate di vita propria e casuale, ed apparentemente seguono percorsi diversi e fortuiti dove sbandano, si intrecciano e si perdono, per poi sorprendentemente confluire tutte in una epifania in cui tutto trova un suo senso, addirittura una sua necessità, ma lieve, come in un sogno.

Il mio preferito fra i suoi romanzi è e resta Oceano Mare. Sarà che il mare (il mare vero ed il mare mito) mi affascina, sarà che ogni personaggio della Locanda Almayer sembra avere un eco, una risonanza nei miei pensieri, sarà che mi piacciono le poesie e le saghe, e questo romanzo partecipa di entrambe. Ecco, lo stile di Baricco mi fa pensare un po’ a quelle poesie piene di simboli e metafore, un po’ arcane, che leggi con meraviglia e che alla fine ti lasciano senza averti veramente svelato il loro significato (se davvero ne hanno uno), ma con la netta percezione di aver ricevuto qualcosa in regalo.

Davvero ci sono momenti in cui l'onnipresente e logica rete delle sequenze casuali si arrende, colta di sorpresa dalla vita, e scende in platea, mescolandosi tra il pubblico, per lasciare che sul palco, sotto le luci della libertà vertiginosa e improvvisa, una mano invisibile peschi nell'infinito grembo del possibile e, tra milioni di cose, una sola ne lasci accadere

4 commenti:

quilly ha detto...

Ho provato a leggere un libro di Baricco e dopo due pagine era già nello scaffale a calamitare polvere........
Troppo barocco per i miei gusti.
I romanzi comunque non riescono a conquistarmi. Ammetto però che ci sono scrittori ben peggiori di Baricco. Ad esmpio Faletti e De Carlo.......

Serola ha detto...

eh beh, sì, Baricco è un po' Barocco :) ma a me piace così! Portami quel povero libro dimenticato tutto solo sul tuo scaffale, che lo metto in buona compagnia.
Ciao Quilly, a presto

quilly ha detto...

L'avrai letto di sicuro Castelli di Rabbia

Serola ha detto...

si, l'ho letto. Peccato, speravo fosse Seta, che ho incautamente dato in prestito e non è più tornato... :(