lunedì 15 ottobre 2007

eidolon: riflessione post weekend

perché tra noi amici non si parla quasi mai seriamente di argomenti personali?

ci diciamo di tutto: dalle idiozie senza senso (hul? hil? Ossicini di cane! Fattttttttoni coi rassssssssputin! Altamura, altamura!!!…) al gossip locale fino alla filosofia, passando per scienza, religione, politica eccetera eccetera, ma quasi mai di noi stessi… perché? Superficialità, mancanza del momento giusto, o paura di non essere compresi e di perdere la stima e l’affetto delle persone care?

Perché, perché, perché… Come al solito faccio un sacco di domande per evitare di esaminare la risposta che, per quanto riguarda me, già credo di conoscere…

Per prima cosa, sono molto insicura (sarà genetico o un retaggio familiare e adolescenziale? bah…) e quindi sono sempre sulla difensiva. Posso parlare per ore ed ore (lo sapete benissimo!!!), sommergendo chi mi sta vicino di pillole di saggezza o futilità galattiche, ma non appena si rischia di sfiorare temi per me troppo personali rispondo con una battuta, svicolo e cambio discorso…ma quale Ibra e Ibra, il vero asso del dribbling sono io!!!
Ecco, infatti, ci risiamo…

Inoltre, una volta (una basta...) mi è capitato di cercare consiglio da parte di una persona per me importantissima (per fiducia, affetto, amicizia) e non sono stata nè capita nè (o perlomeno mi sono sentita) accettata … avete presente (oh immaginari coraggiosi e un po' mosochistici lettori) quando, dopo innumerevoli avvertimenti e disclaimer” e “non ci capisco niente nemmeno io, come faccio a spiegarti?”, insomma quando alla fine sputi il rospo e … “ah!…” silenzio, occhio sfuggente, a me parte la sudarella mentre tengo le dita incrociate aspettando una risposta tipo “ti capisco" o "non ti capisco, ma comunque sono con te”, ma questa risposta non arrivaaaa… arrrr…

Mi rendo conto che paradossalmente mi è più facile confidarmi con persone che mi conoscono poco o con cui ho poche occasioni di incontro/confronto (o con un’interfaccia impersonale e potenzialmente “disabitata” come questo piccolo blog sperduto nella immensa ragnatela cibernetica), perché non ho un’immagine pregressa da mantenere e perchè in fondo non mi importa poi molto delle possibili reazioni…

Auff, esperienze soggettive a parte, visto che nessuno parla volentieri di cose personali (cosa poi ognuno consideri "personale" è da vedere, ma comunque...) credo che siamo tutti un po’ schiavi di questo nostro alter ego pubblico, che un po’ ci rappresenta un po’ ci mistifica un po’ ci intrappola un po'...


PAM!!!


Di colpo mi torna in mente la lezione di filosofia (ma allora non è andato tutto perduto all’interno del mio cervellino…) sul concetto di eidolon, l’immagine che appare all’esterno e che è solo pallida rifrazione distorto dell’interno, il fantasma, l’illusione che gli dei inviavano per ingannare i mortali e con cui noi inganniamo noi stessi, ma che usiamo anche come specchio per difenderci dal pericoloso sguardo altrui (come Perseo con Medusa), restituendo non la nostra realtà interiore, bensì il nostro riflesso personalizzato dell’immagine esterna (a sua volta eidolon) propria di chi ci osserva… e via in una prospettiva vertiginosa di specchi negli specchi…

Accipicchia, che casino, mi sa tanto che mi sono andata ad impegolare nel millenario dibattito sull’antitesi tra essere ed apparire, immagine e realtà, presunto e vero, solitudine e unione, autismo e comunicazione, altro ed ego ed il limite della conoscibilità…

C’era davvero bisogno del mio scarso e confuso apporto?
Ovviamente no…

A mia discolpa è che stanotte ho dormito davvero poco e male…

2 commenti:

Anonimo ha detto...

perché tra noi amici non si parla quasi mai seriamente di argomenti personali?

Per quello che riguarda me, ti posso dare una risposta articolata in due parti:

Ascoltare: Mi capita poco spesso di ascoltare qualcuno di noi parlare di se' anche perche' di me c'e` quest'immagine di persona fredda-precisa-seria-razionale (mi e` stato dato dell'editorialista una volta) che non ha proprio dei sentimenti umani. Poi qualche volta capita che--soprattutto durante disgrazie varie dell'interlocutore--qualcuno mi cerchi per parlare a lungo e intensamente e sembri apprezzare quella parte della mia vita o di cio` che ne ho imparato che non e` esattamente standard (qualche volta la cosa viene suggellata dalla frase idiota: "Ecco, adesso mi sembri una persona piu` umana"). Poi pero` in genere, passata la tempesta, tutto o quasi torna come prima.
(Questo succede nei nostri ambienti, non con tutte le persone nella mia vita.)

Parlare: Questa e` piu` corta. Storicamente ci ho provato a parlare di me con i nostri amici. Con alcuni c'e` stata intesa, ed ha funzionato molto finche' le circostanze pratiche lo hanno permesso. Con molti altri no; o perche' (senza farne colpa a nessuno) volevano parlare piu` che ascoltare; o spesso perche' sentivo che le mie sensazioni e i miei pensieri, insomma quello che volevo veramente comunicare, non arrivava. Ma questo penso sia normale. Non so in che "misura" lo sia, e se io sia in quella norma, ma penso che non ci si possa aspettare di essere capiti sempre, o anche spesso.

Ciao,
Marco

Serola ha detto...

urca, adesso si che sembri più umano...
scherz!!! ;)

ascoltare:
se ho capito bene, la tua "spalla" viene richiesta ma non nel ns. ambiente: dici relativamente al gruppetto, al paesino o al contesto generale marchigiano / italiano?
peer quanto riguarda me, credo di averti già confessato in passato che tu un po' mi intimidisci - eh beh, che ci vuoi fare??? :o) - e questo mi frena (permalosa come sono, aborro anche solo il sospetto di sembrare scema, anche se è la mia condizione abituale...), ma sei uno con cui io parlo bene. Sicuramente perchè tu ascolti molto e hai un'ampiezza di vedute (per doti intellettive ma anche private vicissitudini, esperienze, migrazioni ecc ecc) che aiuta a trovare altri punti di vista, altre strade. Ma parli un po' poco di te (della tua emotività perlomeno) e anche questo a volte mi frena...

parlare:
beh, qua ci sta un mea culpa, sicuramente io sono una che rischia di non ascoltare perchè mi faccio prendere la mano dalla logorrea, e poi sono egocentrica (anche se, credo/spero, nella "norma"), quindi c'è il rischio che quando un amico mi parla io riconduca tutto alle mie private esperienze/sensazioni. Se ciò accade, praticamente non si ascolta più. Per le volte che è accaduto, chiedo scusa.

parlando poi di incomunicabilità: sono convinta che sia impossibile riuscire a trasmettere esattamente ciò che si prova/pensa/vive ad un'altra persona, per tanti motivi...
e parlando inoltre c'è sempre il rischio di fraintendere, esprimersi male, o di getto, seguendo un istinto di cui poi ci pentiamo: esprimersi è un rischio (forse per questo che, quando devo dire qualcosa di importante, preferisco scriverlo).
Estremamente frustrante.
Ma ci sono delle volte che forse non c'è nemmeno bisogno che un amico ci capisca davvero: basta che dica che è lì con noi, comunque. Probabilmente non ci aiuterà a dipanare la matassa dei pensieri/problemi, ma non ci lascerà soli mentre tentiamo.

Marco, quando vuoi parliamo un po'?
:o)