venerdì 6 febbraio 2009

Il gioco della vita - Ivano Fossati



Una voce ruvida, che potrebbe sferzare come sabbia nel vento ma che più spesso sceglie di passare lieve come una carezza. Con una voce così, Ivano Fossati potrebbe cantare anche la lista della spesa, e sarebbe comunque toccante. Invece canta i sentimenti, la vita, gli ideali senza imbarazzo né leziosità, e con una musica che sempre trasuda passione nonostante i tanti anni di mestiere.

Ieri sera l’ho visto dal vivo per la prima volta, ed è stata un’esperienza emozionante. Intervallato dalle osservazioni del cantante, quanto mai distante dalla sua "tradizionale" immagine di artista schivo e un po’ scontroso, il concerto è iniziato con le nuove canzoni, che sintetizzano molte delle sue idee e della sua musica e le spingono avanti, verso evoluzioni sempre nuove ma comunque coerenti, quasi necessari sviluppi di un percorso che (già dai grandi classici del suo repertorio, sfoderati soprattutto nel secondo tempo e nei bis) si intuisce essere per prima cosa umano oltre che artistico, perché Fossati senza dubbio è uno degli artisti "per niente facili / uomini così poco allineati / li puoi chiamare ai numeri di ieri / se nella notte non li avranno cambiati".

"Sarà anche il gioco della vita ma che dolore": con L’Amore Trasparente, Fossati ci ha fatto intraprendere un viaggio musicale che, come ha detto lui stesso, è sotteso da un filo conduttore che si snoda sinuoso e incoerente come è la vita stessa, perché le canzoni come le persone si contraddicono spesso, creando piccoli buffi "cortocircuiti" emotivi. E proprio il gioco della vita, con le sue dolcezze ed i suoi tormenti, si è dipanato nella sequenza delle canzoni: una solida base ritmica ha sottolineato le grandi questioni etiche (pubbliche e private) de La Guerra dell’Acqua, Il Rimedio, Last Minute. Poi con Cantare a Memoria si è passati ad un’atmosfera più intima, evocata dall’uso di strumenti tradizionali ed un finale che sapeva di canto solenne ed antico. L’attualità è tornata in primo piano con Il Paese dei Testimoni, che esprime la paura che la tecnologia ci abbia dato troppa facilità nel catturare la vita degli altri ma anche modificarla, stravolgerla ed usarla a nostro vantaggio, col rischio di diventare testimoni poco affezionati, il contrario di quello che fa la memoria. Una delle poche canzoni in cui Fossati ha abbandonato gli strumenti per dedicarsi esclusivamente al canto, quasi un rap sia nel ritmo incalzante sia nella portata della critica sociale. Come contrappunto, D’Amore Non Parliamo Più: solo pianoforte, fisarmonica e contrabbasso. Una canzone d’altri tempi con un finale blues, ancora sul tema del ricordo e della memoria. Lo stesso tono intimo si è mantenuto in La Costruzione di Un Amore e Una Notte in Italia, eseguite con un’intensità da mettere i brividi. Buontempo ha rotto l’incanto: Fossati ha ripreso la chitarra e coinvolto tutto il pubblico nel ritmo della canzone che ha chiuso il primo tempo.

Il secondo tempo si è aperto con Discanto (forse la canzone più rock della serata), nel cui ritmo sincopato, che andava dall’esecuzione vigorosa al sussurro e viceversa, sembrava quasi di sentire davvero il ritmo della vita. Dopo le chitarre elettriche, con un repentino cambio d’atmosfera, si è imposta la malinconia del mandolino de L’Uomo con i Capelli da Ragazzo, definita da Fossati una canzone d’amore senza che la parola sia mai menzionata nel testo. Al contrario, la parola amore è stata pronunciata ben 14 volte in L’Amore Fa. Dall’amore al perdono, il tema che sottende la successiva Ho Sognato Una Strada. Una vera e propria ovazione ha poi salutato tutte le canzoni successive, Il Bacio sulla Bocca, Italiani d’Argentina, I Treni a Vapore, Di Tanto Amore, L’Arcangelo. Lindbergh e Naviganti sono state assolutamente meravigliose, con il palco spesso immerso nell’oscurità e una musica molto intima ad avvolgere lieve ed accorata gli spettatori in un abbraccio disincarnato.

E proprio con La Musica che Gira Intorno Fossati ed i suoi collaboratori hanno salutato il pubblico, invitando tutti a cantare insieme e ricevendo una meritatissima standing ovation.

Ho un po’ il rimpianto di non aver ascoltato tante altre bellissime canzoni, ad esempio Questi Posti Davanti al Mare quando il mare ci aspettava a pochi metri di distanza, ma sono tornata a casa comunque sentendo ancora dentro "questa musica leggera, così leggera che ci fa sognare".



PS: si veda anche su 60019

6 commenti:

Libero ha detto...

Complimenti Serena, una recensione davvero ben fatta!
Propongo prossimamente una collaborazione per i concerti, io però mi occupo del lato visivo che mi viene più facile... ;-)

Serola ha detto...

magaaaaari! Anche perchè la mia macchinetta proprio non ce la fa più!
Ciao
Sere

Andrea aka Pollicino ha detto...

Carino si sente che c'è troppa passione per essere solo una recensione,Fossati lascia sempre il segno,anche quando come mi è successo a Fano diversi anni fa si presentava con uno spettacolo completamente nuovo, fatto di parole e musica, con un'attrice che declamava versi. Un coro di ignoranti ha cominciato a mugugnare e chiedere pezzi cantati, ad un certo punto uno ha urlato Ivano canta che è meglio! così Ivano Fossati si è alzato ha salutato e se ne è andato......
della serie: per niente facili....
ma aveva ragione, solo che mi ha tirato un pò, perchè non costava neanche poco!
Ciao

Serola ha detto...

beh, è permalosetto l'Ivano, ma lo capisco... anche perchè siamo nati lo stesso giorno (solo, a qualche anno di distanza) e pure io a permalosità non scherzo ;) ;)

a presto

Sere

Anonimo ha detto...

L'altra sera c'ero anch'io, dopo 16 anni ho rivisto un concerto di fossati, la stessa emozione di allora, era il teatro alle cave di Sirolo, il "Buontempo tour", non ci crederai, eppure ivano ha perso un po' di smalto, almeno per gli ultimi 2 album, il problema è che non vuole invecchiare e vuole provare sempre qualcosa di nuovo. Magari presto mi stupirà ancora, ma per ora , almeno per me, dopo Lindberg, non ci sono più stati momenti così alti

Serola ha detto...

Non so, non posso fare paragoni col passato perchè non avevo mai assistito ad un suo concerto live prima d'ora. Non voler invecchiare secondo me non è un problema, anzi: quando non significa negare il tempo che passa bensì evolversi assieme alla vita, è l'essenza stessa della crescita personale. Dopo Lindberg, le canzoni di Arcangelo e Musica Moderna mi piacciono molto ed aspetto fiduciosa di essere stupita ancora ;)

Ciao e grazie del commento
Sere